Una storia nera

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Di Rinaldo Frignani per Il Corriere della Sera

Con il gip si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma entro pochi giorni gli investigatori torneranno al Gemelli di Roma per parlare con Giovanni Ceniti, il ragazzo ferito giovedì mattina nell’appartamento alla Camilluccia dove è stato ucciso Silvio Fanella e ora accusato di omicidio volontario.

Il giovane, ex di CasaPound, è piantonato in ospedale in stato di arresto, ma è anche controllato a vista in terapia intensiva: il timore di chi indaga è infatti quello che qualcuno possa voler attentare alla vita di Ceniti, per ora unico indagato ma anche unico testimone della morte di Fanella, il contabile condannato in primo grado per aver riciclato milioni di euro provenienti dalla maxi truffa Fastweb-Telecom Italia Sparkle.

Ecco perché il ragazzo genovese, sconosciuto a Roma prima del fallito rapimento del cassiere del gruppo guidato dal faccendiere Gennaro Mokbel, viene tenuto sotto stretto controllo: si spera che prima o poi fornisca informazioni utili alle indagini, che sveli chi — se c’è — si nasconde dietro al blitz.

In fuga ci sono ancora i suoi due complici — non sarebbero di più —, ripresi da una telecamera di sorveglianza di un negozio in via Premuda, a Prati, dove hanno abbandonato l’auto rubata: gli investigatori della Squadra mobile sono sempre più vicini all’identificazione della coppia di giovani che, dopo la sparatoria a casa di Fanella, sono fuggiti precipitosamente, lasciandosi dietro — oltre a Ceniti ferito e abbandonato nel cortile del palazzo — anche molte tracce.

Dal punto di vista investigativo si teme anche per la loro vita, per gli stessi motivi per cui ora Ceniti è un paziente blindato. L’indagine punta sugli ambienti dell’estrema destra, non perché ci sia un movente politico dietro al delitto, ma piuttosto per individuare dove e come il contabile e l’ex responsabile di Verbania di CasaPound possano essere entrati in contatto.

Con il passare dei giorni, inoltre, sembrano attenuarsi i sospetti sul possibile collegamento fra l’omicidio Fanella e i suoi trascorsi giudiziari, legati alla stangata da due miliardi di euro e al suo compito di far sparire quell’immenso tesoro di diamanti e denaro contante in Italia e, soprattutto, all’estero.

Fino a oggi, ma il riserbo degli investigatori è massimo, non sarebbero emersi fatti che possano far pensare ad «appropriazioni indebite» da parte di Fanella, né a contrasti del contabile con qualcuno dei suoi ex complici nell’affaire Fastweb-Telecom Sparkle. E d’altra parte, i sacchetti con i diamanti e le mazzette di banconote scoperte poche ore dopo il delitto a Pofi, nel Frusinate, erano nascosti in una casa di famiglia del cassiere e non in luogo coperto da segreto.

Quindi, a questo punto, diventa fondamentale ricostruire cosa sia accaduto nell’appartamento alla Camilluccia e accertare chi ha premuto il grilletto. E perché. Oggi la Scientifica effettuerà un nuovo sopralluogo nell’abitazione del cassiere alla ricerca di indizi.

Lo stub sulle mani di Ceniti avrebbe dato esito negativo, al punto che verrebbe presa in considerazione la possibilità che l’accusa nei suoi confronti venga derubricata a concorso in sequestro di persona con morte come conseguenza di altro reato. Fanella, insomma, potrebbe aver reagito a mano armata al tentativo di tre falsi finanzieri, sotto effetto di cocaina, di immobilizzarlo per farlo parlare. Da qui la colluttazione e gli spari.