Una torrida estate per Leo Messi. Dal flop con l’Argentina alla condanna per evasione. Al calciatore 21 mesi, ma eviterà il carcere

di Nicola Tarantino
Sport

È proprio il caso di dirlo: per Leo Messi è un’estate maledetta. sia sotto il profilo professionale che personale. E sì, perché oltre alla bruciante sconfitta rimediata qualche settimana fa in finale di Coppa America contro il Cile, ora la Pulce è nei guai col fisco. Il campione argentino, infatti, è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Barcellona a 21 mesi di carcere per aver evaso circa 4 milioni di euro. Ma i tifosi del quattro volte pallone d’oro non devono avere paura: Messi non andrà in galera. La condanna, infatti, è inferiore a 24 mesi. Pena che avrebbe reso necessaria la misura cautelare.

LA VICENDA – Lo scivolone di Messi risale a inizio giugno: l’indice della Corte puntava il dito sulla gestione dei diritti di immagine negli anni 2007, 2008 e 2009 sui quali il calciatore non avrebbe pagato le tasse. Ora si attende la reazione del fuoriclasse che potrebbe far ricorso al Tribunale supremo. Ma di contro ci sono le parole di un’accusa che ha demolito la pulce: “Lui e il padre sono profani in materia tributaria ma sono capaci di capire cosa significa pagare le tasse. Lo capisce anche un bambino di dieci anni e questo Messi dovrebbe capirlo senza alcun problema”. Parole che hanno reso la difesa di Messi un vero e proprio colabrodo. In precedenza, sul banco degli imputati, l’argentino aveva dichiarato: “Non so cosa firmavo, non sapevo nulla, pensavo solo al calcio. Mi fidavo di mio padre e dei miei legali”. Per l’Avvocatura di Stato, invece, Messi era addirittura paragonabile al capo di una “struttura criminale” che non conosce i dettagli ma il risultato finale.
Insomma, non si può certo dire che questo sia un periodo felice per il calciatore. La dea fortuna gli aveva girato le spalle solo qualche giorno fa, quando il Cile spense i suoi sogni di vincere qualche trofeo con la propria nazionale. Il terzo ko consecutivo in una finale lo ha distrutto emotivamente. Tanto da convincerlo a lasciare per sempre l’Albiceleste. A difendere a spada tratta la Pulce ci ha pensato un altro numero dieci argentino: Diego Armando Maradona. Il Dies gli ha implorato di ripensarci. Forse Messi lo farà. Un campione come lui non può andarsene senza aver prima vinto qualcosa di importante con la propria Nazionale. Glielo impone la sua gente. E glielo chiede un Paese intero.