Una voragine da 28 milioni. Per il Cotral paghiamo noi

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di Paolo Cardone

Un rosso da 28 milioni di euro. Così indica l’ultimo bilancio del Cotral (2011). Una gestione fallimentare, servizi scadenti e passeggeri infuriati.
Una catastrofe, che ha radici profonde, precipitata ancor sotto la guida dell’amministratore delegato, Vincenzo Surace. Che per questi “meriti”, nel febbraio del 2013 è stato addirittura nominato anche presidente Cotral dalla Giunta dimissionaria del Lazio guidata da Renata Polverini. Surace, si è poi dimesso, lasciandosi solo la vecchia carica di ad.
Una serie di balletti inspiegabili che dimostrano un’esistenza tutt’altro che abulica, pressata da una valanga di debiti e cospicui crediti inesigibili.
Chi paga per tutto questo? I cittadini, naturalmente. Per salvare Cotral dal fallimento è intervenuta la Regione Lazio, che nel gennaio del 2013 ha versato 27 milioni di euro. E i disservizi e le anomalie continuano a verificarsi.
Non è un caso se nel deposito di Via Mirri nella zona di Portonaccio, l’Acea abbia staccato la luce per mancati pagamenti delle bollette da parte di Cotral, impedendo a numerosi bus quel collaudo che normalmente si esegue in quell’impianto.
Una società a cui poco interessano le gigantesche uscite finanziarie e molto di più le cariche.
Il costo di un’ora di esercizio, infatti, è pari a circa 120 euro l’ora, 20 euro superiore alla media europea.
Le cose vanno ancora peggio se si analizzano le anagrafiche dei mezzi che dovrebbero trasportare in modo sicuro i passeggeri.
Il parco bus, in parte rinnovato nel 2006 e nel 2007 (con 315 mezzi nuovi), comprende una flotta di circa 450 bus (Iveco 370 S) che hanno oltre 22 anni di anzianità; mentre i bus Euroclass-Iribus (circa 300 unità) hanno un’età compresa tra i 14 e 12 anni. Se ne deduce che l’età media degli autobus è di oltre 13 anni.
Anche per queste ragioni Surace ha presentato al Cda un nuovissimo piano industriale che però la Regione ne ha rinviato l’approvazione, causa elezioni. Nonostante il curriculum tecnico, l’ad sembra non aver arrecato alcun valore aggiunto significativo. O forse l’unico accrescimento, impostogli dalla politica, è stato il numero dei dirigenti esterni contenuti una “lista”. Lista, evocata in alcune intercettazioni telefoniche, che qualcuno molto in alto avrebbe imposto al vertice Cotral.
Il tutto a danno di alcuni professionisti interni che per far spazio sono stati licenziati e che meriterebbero un immediato reintegro sul loro posto di lavoro.
Sulla gestione del personale si apre un capitolo a parte.Nell’attuale gestione Cotral il criterio di assegnazione di turni e bus agli impianti è solo funzionale alle esigenze di residenza degli autisti, per cui il parcheggio di Saxa Rubra, tanto per fare un esempio, ha l’assegnazione dei bus e delle linee in conseguenza degli oltre 30 autisti che abitano in zona, quindi le linee di questo impianto hanno un rapporto km di fuori servizio su km in servizio pari al 45%.
La stessa cosa vale per gli impianti di Anagnina (33%), Minturno (34%). Inoltre, ridurre i circa 5 milioni di chilometri fuori servizio, significherebbe diminuire i costi di quasi 18 milioni di euro. Ma nessuno sembra accorgersene.
Addebitare ogni colpa al povero Surace è oggettivamente eccessivo. Ma leggendo le intercettazioni a cui è stato sottoposto da un dirigente che non si è voluto piegare alla volontà della politica, vale la pena fare alcune riflessioni.
Se non altro per rispetto di quelle persone costrette a subire un servizio pessimo con cui Surace dovrebbe scusarsi: “alla gente che sta fuori, tu pensi che siano tutti informati, che stiano guardandoci…. non è vero un cazzo, perché non se ne fotte un cazzo nessuno”. Complimenti, signor amministratore delegato di un’azienda pubblica!

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