Un’Italia sgonfia ai quarti di Coppa Davis, contro l’Argentina servono i migliori Fognini e Seppi

di Stefano Iannaccone
Sport

Un destino bizzarro quello dell’Italia del tennis. In un 2016 molto negativo, gli azzurri possono conquistare le semifinali della Coppa Davis. Entrando nel club dei migliori 4 del mondo. Di mezzo c’è l’Argentina, che in un altro momento avrebbe rappresentato un avversario alla portata. Ma la nazionale di Corrado Barazzutti, nel fine settimana di partite a Pesaro (da venerdì 15 a domenica 17), deve superare i fantasmi di un’annata difficile per i suoi tennisti. Inoltre, sulla terra rossa i sudamericani sono clienti scomodi. Federico Delbonis (numero 40), Guido Pella (n. 51) e Juan Monaco (n. 94) non hanno un palmares ricchissimo, ma vantano un grande feeling con le superfici più lente. Il capitano argentino, Daniel Orsanic, ha poi trovato un’iniezione di fiducia con il completo recupero di Juan Martin Del Potro (139), vincitore da giovanissimo di un Us Open (nel 2009) ed ex numero 4, con una carriera flagellata dagli infortuni. Dopo un lungo percorso di recupero, appesantito da numerose ricadute, sta ritrovando la migliore condizione. Per il tennis è una buona notizia, per i ragazzi di Barazzutti un po’ meno. In campo, salvo ripensamenti, ci andranno comunque Delbonis e Monaco per i singolari con Del Potro e Pella impegnati nel doppio di sabato. Ma Del Potro può essere il jolly dell’ultima ora.

CRISI ITALIA – Il simbolo della crisi italiana è Fabio Fognini, che sembrava destinato a una carriera da top ten, ora scivolato in 36esima posizione nel ranking Atp, molto lontano dal 13esima piazza che ha raggiunto nel 2014. A 29 anni l’atleta ligure rischia di diventare un incompiuto del tennis italiano. E per rilanciare il suo 2016 deve far leva sulle motivazioni date dalla nazionale. Con un’altra annotazione:senza un guizzo nella fase finale della stagione rischia finire ancora più indietro nella classifica. La preoccupazione è legata a un’involuzione del gioco a cui corrispondono comportamenti caratteriali spesso sopra le righe. Il problema non è solo Fognini. Nei primi 100, infatti, ci sono appena tre italiani. Il secondo degli azzurri è Paolo Lorenzi, 35 anni, esempio di professionalità: alla sua età i tennisti sono in fase calante. Il romano è invece all’apice, avendo raggiunto il suo best ranking (il miglior piazzamento) con l’attuale 48esima posizione. Il dubbio nasce però sulla tenuta mentale a livelli così impegnativi. Il terzo della classe è Andreas Seppi, che a 32 anni appare ormai aver dato il meglio nella carriera. La sua esperienza è preziosa per un gruppo a caccia di certezze. Ma, al netto di questi aspetti, va considerato che il miglior risultato del 2016 è rappresentato dalle semifinali raggiunte a Nottingham (sull’erba), mentre sulla terra rossa non è andato oltre i quarti di Nizza. Così è solo al 52° posto del ranking. Il quarto convocato è infine Marco Cecchinato, 23 anni: il tennista palermitano è in crescita. Tuttavia non è ancora pronto a competere stabilmente con atleti presenti nei top 100: attualmente è solo al 130° posto della classifica mondiale. Barazzutti è perciò in un vicolo cieco: deve affidarsi a Seppi e Fognini sia per i singolari che il doppio.