Urne amare per i sovranisti. La sinistra vince dappertutto. Ma Meloni e Salvini non chiedono nemmeno scusa dei loro errori

Meloni Salvini
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Una batosta per il centrodestra una vittoria netta per il centrosinistra. Si è concluso con un verdetto spietato per le truppe sovraniste di Matteo Salvini e Giorgia Meloni il secondo giro delle amministrative. Otto città al ballottaggio su 10 vanno al centrosinistra (leggi l’articolo). Se si guardano invece i 20 capoluoghi, considerando anche il voto di due settimane fa, finisce 15 a 5 per il centrosinistra (leggi l’articolo), di cui 6 città che cambiano di colore a favore del centrosinistra. Piatto ricco a Roma, con l’ex ministro dell’Economia Roberto Gualtieri che ha battuto lo sfidante Enrico Michetti, e a Torino dove Stefano Lo Russo si è imposto su Paolo Damilano.

Dopo i successi al primo turno di Napoli, Bologna (con l’alleanza Pd-M5s) e Milano, l’en plein del centrosinistra nei capoluoghi di regione sfuma solo per il risultato di Trieste, dove ha resistito la coalizione di centrodestra. Il centrosinistra si conferma a Varese, dove non riesce il ribaltone alla Lega, che si vede sfilare anche Savona. E al ballottaggio la coalizione progressista vince a Latina, Caserta, Cosenza e Isernia, dopo averlo fatto al primo turno anche a Ravenna e Rimini. Il centrodestra chiude queste elezioni con 4 capoluoghi, confermandosi a Pordenone, Novara e Grosseto. Sono liste civiche quelle che hanno vinto a Salerno (d’area di centrosinistra) e a Benevento, dove si è imposto nuovamente Mastella.

Provano a minimizzare la sconfitta i leader delle destre sovraniste. “Ho sentito una conferenza stampa surreale di Salvini che raccontava una vittoria del centrodestra, pensavo fossero immagini di archivio”, dichiara il segretario del Pd, Enrico Letta (leggi l’articolo). In effetti Salvini prova a tirar fuori il pallottoliere e calcola che “passano da 8 a 10: al momento il centrodestra ha più sindaci rispetto a 15 giorni fa”. E prova come foglia di fico a utilizzare la bassa affluenza. “Se uno viene eletto da una minoranza della minoranza è un problema non per un partito, ma per la democrazia”.

SFIDA TRA ALLEATI. Appena un pizzico più consapevole la leader di FdI che prova a correre ai ripari invocando un vertice del centrodestra già entro questa settimana. “Ci sono i tempi per una rivincita del centrodestra”, insiste. E invita a non parlare di debacle: la parola mi sembra “eccessiva”, dice Meloni. Che fa autocritica – certamente condivisa da Forza Italia – sulla scelta dei candidati: “Abbiamo scelto profili meno noti che avremmo dovuto anche scegliere prima: alle prossime amministrative consiglio profili politici”. Ma se in generale le destre provano a minimizzare la batosta proiettandosi già sulle politiche il clima tra loro è da resa dei conti.

L’SOS DI CONTE. Il leader del M5S, Giuseppe Conte, si fa carico del grido d’allarme che arriva da quanti hanno deciso di non rispondere al richiamo delle urne. “Il vero protagonista di questa tornata di ballottaggi è in modo drammatico l’astensionismo. Un astensionismo che sfiora il 60% è un dato che deve farci riflettere e dovrebbe allarmare tutte le forze politiche. Il M5S ha il dovere di dare una risposta a chi non crede più nella Politica come soluzione”, scrive l’ex premier in un post su Facebook. “Ora occorre remare, compatti, nella stessa direzione per il rilancio del Paese”, il commento del ministro degli Esteri, Luigi di Maio.