Usain Bolt a Rio per battere la storia. L’atleta giamaicano punta alla tripletta per eguagliare Paavo Nurmi e Carl Lewis

di Francesco Carta
Sport

Si è alzato il sipario sull’atletica leggera e i Giochi di Rio entrano nel vivo con nuove star. Finalmente, direbbe qualcuno. Non a caso è subito arrivato il primo acuto di questi Giochi. Assoluto. Stupefacente. L’atletica si presenta con un colpo da maestra, di quelli che addirittura dispiace arrivino così presto, di mattina, in uno stadio mezzo vuoto. Ma Almaz Ayana ha spiazzato tutti, anche quei pochi tifosi sparuti, annientando le concorrenti (anche l’italiana Veronica Inglese) nei 10 mila metri, battendo anche il record mondiale. La Ayana ha abbassato il primato di 14 secondi correndo in 29’17”46, frantumando quanto aveva fatto anni prima la cinese Wang Junxia. Ma non è stata l’unica. Non c’è mai stato nell’ancora breve storia dei 10 mila femminili (introdotti ai Giochi nel 1988 a Seul) un podio in cui prima (Ayana), seconda (Vivian Cheruyiot) e terza (Tirunesh Dibaba) siano scese tutte e tre sotto i 30 minuti, due della quali furono oro (Dibaba) e bronzo (Cheruyiot) a Londra 4 anni fa.

USAIN IN PISTA – Ma, siamo solo agli inizi. Già, perché l’attesa è tutta per oggi, giorno delle batterie dei 100 metri e quindi dell’esordio di sua maestà, il signore dei venti Usain Bolt.  Insomma, oggi parte la cavalcata (è il caso di dirlo) che porterà alla finale dei 100 il 15 agosto. Poi Bolt sarà impegnato anche nei 200 metri e nella staffetta a squadre. Ed è qui, in queste tre competizioni, che Bolt ha un appuntamento anche più importante della singola Olimpiade. Ha un appuntamento con la storia.

ALLA PORTATA – Nel mirino due leggende come Paavo Nurmi e Carl Lewis, con nove ori i più vincenti di sempre nell’atletica olimpica. Il mezzofondista finlandese, come ricorda oggi La Gazzetta, li conquistò tra Anversa 1920 ed Amsterdam 1928, lo sprinter-lunghista statunitense ci riuscì tra Los Angeles 1984 ed Atlanta 1996. Usain, tra Pechino 2008 e Londra 2012, è arrivato a quota sei. Centrasse la terza tripletta consecutiva, li eguaglierebbe. Bolt come Nurmi e Lewis. Nel tentativo, molte attenzioni saranno rivolte ai 100 che, domani, coi quarti, inaugureranno lo show. Giusto: non è il territorio in cui più si trova a suo agio e la concorrenza, da Justin Gatlin a Trayvon Bromell, da Yohan Blake a Akani Simbine, è agguerrita. Ma in realtà, per lui, la gara più pericolosa rischia d’essere proprio la staffetta. Gli Stati Uniti, evitando i consueti pasticci ai cambi, sono più forti. Insomma, non è detto che riesca nella storica impresa. Ma il traguardo è lì. Più duro e più difficile di quelli che Bolt ha decine di volte tagliato. Ma per il signore di venti, ogni impresa è alla portata.