Variante Delta inarrestabile. Solo il vaccino non basta. Incidenza in crescita anche nei Paesi ad alta copertura. E ora in Italia si teme l’effetto della sbornia Azzurra

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Quando e se le follie delle notti magiche europee presenteranno il conto, si tireranno le somme. Ma quando e se dovesse accadere c’è già una certezza: il prezzo dei festeggiamenti, con tanto di assembramenti senza mascherine che hanno accompagnato le vittorie dell’Italia fino al gran finale del bagno di folla di lunedì (leggi l’articolo), in pieno centro a Roma, per la sfilata in pullman della Nazionale, attesa a Palazzo Chigi dal premier Mario Draghi, sarà salatissimo per tutti gli italiani. E non solo per le poche migliaia di incontenibili tifosi che, con il loro comportamento, hanno creato tutte le premesse per una possibile nuova ondata di contagi.

Proprio quando la variante Delta si sta diffondendo rapidamente ed è destinata, nel giro di qualche settimana, a diventare dominante. “Nessuno sa ancora quanto incideranno” i festeggiamenti di piazza, ma “possiamo però dire che si è trattato di un comportamento a rischio”. Non ha dubbi l’immunologo Sergio Abrignani, componente del Cts, in un’intervista a Repubblica. E’ vero che a scene analoghe assistemmo “anche quando l’Inter ha vinto lo scudetto” e che “non si sono poi osservati picchi”. Ma è anche vero che “erano i tempi in cui si stava diffondendo la variante inglese, non la Delta”.

Se stavolta le cose dovessero andare diversamente lo scopriremmo nel giro di 4-7 giorni. “Vedremo se le infezioni aumentano – aggiunge Abrignani -. E può succedere, visto che si trattava di tanti giovani, cioè persone appartenenti alle categorie meno vaccinate”. E anche se al momento in Italia si conta circa un migliaio di casi giornalieri “contro oltre 30mila al giorno” al giorno, non è da escludere che “in un mese e mezzo arriveremo ai loro stessi numeri”. Di certo, nonostante il silenzio del Governo e dei media – fatte salve alcune eccezioni che includono anche questo giornale – sugli scellerati assembramenti di piazza seguiti alla vittoria degli Azzurri a Wembley, il problema non è sfuggito all’esecutivo.

Non è un caso che da ieri impazzi il dibattito sull’opportunità – con polemiche annesse – di varare nuove misure di contenimento, a cominciare dall’obbligo di Green Pass per accedere ai luoghi pubblici e aperti al pubblico (leggi l’articolo) già introdotto in Francia e che il commissario all’emergenza, Francesco Paolo Figliuolo, considera un’opzione possibile anche in Italia. “Siamo ancora dentro una pandemia terribile che ci vede ancora combattere con armi nuove e più efficaci, ma guai ad abbassare la guardia – osserva del resto anche il ministro della Salute, Roberto Speranza -. Tocchiamo con mano elementi di significativa ripresa del contagio dovuto alla variante Delta”.

Sebbene siamo entrati in una fase ben diversa rispetto all’estate scorsa. “Abbiamo l’arma dei vaccini, la più importante, oggi abbiamo superato in Italia 58 milioni di dosi somministrate” (qui il report), ha sottolineato lo stesso ministro quasi a voler minimizzare l’allarme. Parole che sbattono, però, contro quelle del direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus. La variante Delta corre anche nei Paesi “con un’elevata copertura vaccinale”, dove “si sta diffondendo rapidamente, infettando soprattutto persone non protette e vulnerabili ed esercitando costantemente pressione sui sistemi sanitari”. Insomma, ce n’è abbastanza per consigliare quanto meno cautela. Esattamente ciò che è mancato in Italia nell’ultimo fine settimana di follia.