Il vertice Nato fa la voce grossa sull’Afghanistan. Biden e Merkel corrono ai ripari. La promessa: zero aiuti senza rispetto dei diritti umani. Ma intanto la cancelliera apre un ponte con Putin

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Le parole del Segretario generale della Nato Jens Stoltenberg (leggi l’articolo), che ieri ha introdotto col suo intervento la riunione straordinaria dei ministri degli Esteri sull’Afghanistan, non lasciano spazio ad interpretazioni: “Quella che sta accadendo in Afghanistan è una tragedia per il popolo afghano. La situazione resta difficile e imprevedibile”. La priorità, come ripetono da giorni anche i vertici Ue e i leader degli stati membri, è quello di evacuare il maggior numero di persone nel minor tempo possibile, compresi i collaboratori afghani.

A questo scopo i ponti aerei continuano senza sosta le loro operazioni: secondo fonti della stessa Nato, finora sono state evacuate oltre 18.000 persone. “La maggior sfida che affrontiamo è garantire che le persone possano raggiungere l’aeroporto di Kabul ed entrarvi. Ci aspettiamo che i talebani assicurino il sicuro passaggio di tutti i cittadini stranieri e degli afghani che vogliono lasciare il Paese”, sottolinea Stoltenberg, illustrando una strategia condivisa anche dal titolare della Farnesina Luigi Di Maio: “La nostra priorità ora è la protezione dei civili. Nell’ambito delle operazioni gestite da noi, ci siamo già occupati dell’evacuazione del personale Nato e di quello degli alleati, oltre che dei loro collaboratori locali e delle famiglie afghane, accogliendo la richiesta del Segretario Generale Stoltenberg del 15 agosto. Allo stato attuale sono previste ulteriori evacuazioni e tal fine, parte del personale dell’Ambasciata italiana è stata trasferita in aeroporto e sta sostenendo questi sforzi”.

ALLERTA TERRORIMO. Il ministro non nasconde poi che il rischio degli ultimi sviluppi in Afghanistan è quello dell’espansione delle attività terroristiche in altre aree, dall’Iraq al Sahel e a questo proposito ha aggiunto: “Non possiamo evitare di lavorare con tutte le parti, comprese i principali soggetti interessati e attori regionali, come Pakistan, Russia e Cina, che condividono con noi la stessa preoccupazione”.

DIALOGO CON I TALEBANI. Nel ribadire ancora una volta la necessità i che diritti fondamentali, in particolare delle donne, delle ragazze e delle minoranze, non vengano annullati, Di Maio spiega che l’allerta rimane massima: “Chi detiene adesso il comando in Afghanistan deve capire che lo terremo d’occhio e lo considereremo responsabile, utilizzando tutta la nostra leva economica, compresi i finanziamenti. Stiamo seguendo da vicino le discussioni sul futuro governo e il nostro impegno sarà subordinato a ciò che fanno i talebani, non a ciò che dicono”. Sul rapporto col nuovo regime anche il Commissario Onu per i rifugiati Filippo Grandi ha ammesso pragmaticamente che coi talebani in qualche modo è necessario fare i conti, sottolineando il fatto che non via sia altra scelta.

LA GERMANIA APRE. Un dialogo che non scandalizza il premier britannico Boris Johnson, che ha detto testualmente: “lavoreremo con loro se necessario”. Uno scenario che ha cominciato a cercare pure Angela Merkel, ieri dal presidente russo Vladimir Putin in quello che dovrebbe essere il suo ultima viaggio a Mosca come Cancelliera (con le elezioni federali del 26 settembre lascerà definitivamente l’incarico dopo 16 anni).

“Il fatto che i talebani abbiamo preso il potere in Afghanistan e abbiano ricevuto più sostegno di quando vorremmo è frustrante”, ha detto la Merkel nella conferenza stampa congiunta con il leader russo, aggiungendo che adesso “dobbiamo parlare con i talebani”. Preoccupata per una possibile la recrudescenza del terrorismo in Afghanistan, la cancelliera ha chiesto a Putin che Mosca eserciti la sua influenza nel dialogo col nuovo regime affinché renda possibile l’uscita dal Paese delle forze locali che hanno aiutato la Nato per 20 anni.

WASHINGTON IN CRISI. Della situazione nella regione ha parlato in serata il presidente americano Joe Biden, dicendo che l’operazione di evacuazione da Kabul è “una delle più difficili della storia”, e aggiungendo che non è in grado di garantire l’esito finale di questa rischiosa operazione. “Dal 14 agosto gli Usa hanno evacuato dall’Afghanistan circa 13 mila persone e faremo tutto quello che possiamo”, ha continuato, accettando di partecipare a un vertice d’urgenza del G7, che per gli Usa sarà complicato.

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