Via libera del Senato alla legge elettorale. L’ammazza-cespugli torna alla Camera

L’Aula del Senato ha approvato la riforma della legge elettorale. Ora rimane lo scoglio della Camera, con il voto a scrutinio segreto

Via libera del Senato alla legge elettorale. L’ammazza-cespugli torna alla Camera

L’Aula del Senato ha approvato la riforma della legge elettorale con 113 voti a favore, 71 contrari e 2 astenuti. Il testo, arrivato dalla Camera, è stato modificato da Palazzo Madama e torna dunque in terza lettura a Montecitorio. È l’ultimo scoglio per la maggioranza. Per blindare la modifica, l’esecutivo potrebbe ricorrere alla fiducia, consegnando però alle opposizioni l’immagine di una legge imposta a colpi di maggioranza. Resterebbe comunque il voto finale, che alla Camera potrebbe avvenire a scrutinio segreto. Ed è lì che la sicurezza ostentata da Giorgia Meloni potrebbe incrinarsi. Per ora le destre si dicono ottimiste, dal presidente del Senato Ignazio La Russa alla ministra Elisabetta Casellati.

Via libera del Senato alla legge elettorale. L’ammazza-cespugli torna alla Camera

La riforma approvata a Palazzo Madama introduce un sistema proporzionale corretto da un premio di maggioranza fisso per chi ottiene il maggior numero di voti, a condizione che superi la soglia del 42%. Il meccanismo per la scelta degli eletti è un mix di preferenze e capilista bloccati. Sulla scheda ci sarà una lista di sette nomi: sotto il capolista bloccato, graficamente separato dagli altri, compariranno altri sei candidati, accanto ai quali l’elettore potrà esprimere fino a tre preferenze, rispettando l’alternanza di genere. Per i capilista, però, non è prevista la quota di genere 60 a 40 oggi prevista dal Rosatellum.

Il nome del candidato premier

Liste e coalizioni dovranno indicare, al momento del deposito del contrassegno, il nome di chi proporranno come candidato premier al presidente della Repubblica, insieme al programma. La legge fissa inoltre un tetto al numero dei parlamentari ottenibili sommando seggi conquistati e premio: 220 deputati e 113 senatori. Restano le soglie di sbarramento del Rosatellum: 10% per le coalizioni e 3% per le liste, con il ripescaggio per il migliore coalizzato. Nessuna soglia è invece prevista per contribuire al computo della cifra elettorale nazionale e quindi del premio di maggioranza.

Le firme da raccogliere

Sale da 1.500 a 6mila il numero minimo di firme per collegio che i partiti non presenti in Parlamento devono raccogliere per correre alle elezioni. Resta esentato chi ha due gruppi parlamentari e, in base a una modifica introdotta alla Camera, chi ha almeno un gruppo formatosi entro il 31 dicembre 2025, come Italia viva e Azione. Per chi ha una componente in almeno uno dei due rami del Parlamento, come +Europa o Futuro nazionale, il numero delle firme resta quello attuale, tra 1.500 e 2mila a collegio. Per l’Estero è esentato chi ha almeno un eletto in una delle due Camere.

La riforma interviene anche sulla circoscrizione Estero, riducendo da quattro a due le ripartizioni geografiche per la Camera, Europa ed extra Ue, e da quattro a una sola area per il Senato. Viene inoltre reso possibile il voto fuorisede nel luogo in cui si è temporaneamente domiciliati da almeno nove mesi, tre nel caso di chi si trovi fuori dal Comune per cure. Durante la discussione in Senato, la possibilità è stata estesa anche ai caregiver di familiari o figli ricoverati in una regione diversa da quella di iscrizione nelle liste elettorali.

Opposizioni in trincea

Le opposizioni hanno protestato mostrando cartelli gialli e rossi con la scritta “No alla legge truffa”, subito dopo la dichiarazione di voto di Fratelli d’Italia. Durissimo il dem Dario Parrini: “Il Senato ha votato la nuova legge elettorale scritta dalla destra. È una legge-truffa”. Secondo Parrini, il testo “ferisce la Costituzione, svilisce il ruolo del Parlamento e del Presidente della Repubblica, inganna i cittadini e mortifica il loro diritto di scelta”. La battaglia, annuncia, proseguirà alla Camera e nel Paese. Se la riforma sarà approvata in via definitiva, il Pd sosterrà ricorsi in sede civile per arrivare in tempi brevi a un pronunciamento della Corte costituzionale.

Sul piano politico, il nodo resta il peso delle nuove regole sugli equilibri del centrodestra. Secondo una simulazione realizzata da YouTrend per Sky TG24, se si votasse oggi con lo “Stabilicum”, l’esito dipenderebbe dalla collocazione di Futuro Nazionale. Tradotto: con la nuova legge elettorale, al centrodestra per vincere potrebbe servire Roberto Vannacci.