Vivendi già all’attacco della Rai. Non solo pay, i francesi puntano sull’intrattenimento. Reality, show, fiction, talent: tv di Stato accerchiata

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Il nuovo corso della Rai non punta sugli ascolti, ma pone le sue fondamenta sul servizio pubblico. Così, apparentemente, recita il canovaccio di facciata. Una facciata più che mai dettata dalla situazione contingente. Che tradotto significa i soldi del canone, i quali arrivano in cassa grazie al rinnovo della concessione governativa. Quindi Viale Mazzini non punta più a vincere le sfide con i competitor sugli ascolti e a catturare inserzionisti, ma al servizio pubblico. Alle parole però non sempre seguono i fatti. Bastano due esempi recenti per far capire che forse c’è bisogno di oliare i meccanismi.

Cominciamo dal servizio pubblico. La sera del referendum, una volta che ha parlato Renzi, nessuna delle tre reti generaliste ha dedicato una trasmissione all’approfondimento sulla consultazione. L’ha fatto Enrico Mentana su La7, oltre che SkyTg24. Da Saxa Rubra, si obietterà, c’è RaiNews che se n’è occupata. Certo, meno male. Ma RaiNews c’è sempre, anche quando la Vigilanza e i partiti politici fanno una grande cagnara se una delle tre reti generaliste snobba qualche avvenimento. Questa volta, invece, tutti zitti. Perché? Semplice, del referendum non fregava niente a nessuno.

Come alla Rai non importano più gli ascolti. Ma non è così. Perché per evitare che il Rischiatutto di Fabio Fazio fosse asfaltato da Paolo Bonolis non si è badato a spese per ingaggiare Fiorello. Il successo di share è stato sbandierato ai quattro venti, perfino all’interno dei tiggì. Ma se gli ascolti non contano perché tanta enfasi?

SCENARI – La Rai fa bene a pensare al servizio pubblico perché da qui a qualche mese – nonostante i soldi del canone e la media company tanto cara a Campo Dall’Orto – la tv di Stato sarà nella morsa dei competitor che hanno pronta la strategia per attaccare sui contenuti Viale Mazzini. Non ci sono solo Sky e Netflix a minare le fette di mercato. Ma anche Amazon e soprattutto Vivendi. Il colosso francese, oltre che su  Telecom e Mediaset Premium ha investito 290 milioni sul gruppo Banijay, nato dalla fusione tra la francese Banijay e l’italiana Zodiak Media controllata dalla De Agostini, società di produzioni che fanno dell’entertainment show il core business. Lo testimonia il fatto che alla guida del gruppo c’è l’ex Endemol Marco Bassetti. In Italia attraverso Magnolia, il nuovo gruppo produce Pechino Express, L’isola dei famosi, Masterchef. E ora con i soldi investiti da Vivendi i contenuti possono spiccare il volo. Streaming e on demand gli altri scenari della contesa. In questo nuovo colosso europeo fanno parte dei protagonisti non certo di secondo piano come la pay Canal+ e StudioCanal, numero uno europeo della produzione di film e serie tv. Senza contare che Vivendi sembra interessata anche alla casa di produzione italiana Cattleya, la stessa che ha prodotto Romanzo Criminale e Gomorra.

In tutto questo contesto la Rai resta accerchiata dai gruppi internazionali anche sui programmi di intrattenimento. D’accordo che ci sono ancora Montalbano e Don Matteo a tenere alta la bandiera, ma ancora per quanto tempo? Pure loro potrebbero finire nelle mani del nemico.

Twitter: @marcocastoro1