Voti persi e zero risultati. Due mesi di Governo Draghi hanno affossato Salvini. Da Forza Italia alla stessa Lega il doppio gioco ha scontentato tutti. E la Meloni raccoglie il bottino

MATTEO SALVINI
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Alla fine è andata come doveva andare, cioè come il premier Draghi e la gran parte della maggioranza che lo sostiene voleva che andasse: ieri la Camera ha dato il via libera al decreto Green Pass, approvato dal Cdm il 23 luglio con l’ok pure della Lega, anche se una larga parte del gruppo parlamentare non ha partecipato al voto. Su un totale di 132 deputati leghisti solo 45 i presenti che hanno votato a favore e uno, il deputato Guido De Martino, si è espresso per il no, come FdI, Alternativa c’è e alcuni membri del gruppo Misto.

“Molti di noi erano impegnati in campagna elettorale”, prova a metterci una pezza un big del partito di via Bellerio, anche se è evidente che dietro le assenze si celino forti malumori per una strategia – da parte del segretario federale – che negli ultimi due mesi si è rivelata a di poco fallimentare.

TATTICA FALLIMENTARE. Matteo Salvini, col suo atteggiamento ambiguo e con la tolleranza nei confronti delle intemerate del pasdaran Claudio Borghi – che con altri colleghi parlamentari fra cui Siri e Pillon ha anche partecipato alle manifestazioni di piazza contro il certificato verde e si è reso protagonista del blitz fallito in commissione Affari sociali per affossare il decreto prima che arrivasse in Aula – ha prodotto due esiti, uno più disastroso dell’altro.

Da un lato ha logorato il rapporto con Forza Italia e dall’altro ha “regalato” alla Meloni – che lo ha già superato nei sondaggi – la gestione del dissenso, cioè tutta quella fetta di elettorato quantomeno scettica sull’estensione del Green Pass o, peggio ancora, su un’eventuale obbligo vaccinale. “Siamo convinti che il Green Pass possa essere utilizzato ancora di più: il governo ha deciso di farlo per gradi, noi siamo convinti che se necessario si può allargare, non è né una limitazione della libertà né un problema per tutti i cittadini”, ha commentato ieri Antonio Tajani ma che nel partito di Berlusconi su questo tema siano su posizioni distanti da Salvini non è certo un segreto.

MALUMORI INTERNI. Del resto lo sono anche i suoi: da Giorgetti ai governatori, dai sindaci al popolo delle partite Iva che ragiona in termini di Pil e non di slogan, l’atteggiamento “di lotta e di governo” del Capitano ha destabilizzato, creato tensioni e distinguo fin troppo “in superficie” per un partito che, per dirla con l’ex governatore e fondatore della Lega Nord con Bossi, Roberto Maroni, Salvini gestisce “con metodi staliniani”. Il fatto che il governo abbia dato il via libera ai sei ordini del giorno presentati dai leghisti (dall’eventualità di riconoscere la validità dei test salivari antigenici per l’ottenimento della certificazione verde alla possibilità che il tampone molecolare abbia una validità di 72 ore) al decreto Green Pass approvato ieri a Montecitorio in cambio di una gradualità dell’estensione dello stesso è un “contentino”, non certo può essere spacciato per una “successone”.

Anche perché durante la riunione di ieri a palazzo Chigi, Draghi ha messo bene in chiaro che a breve ci sarà un intervento più ampio di estensione dell’obbligo del certificato verde e la road map è già delineata. Senza escludere, nonostante la contrarietà della Lega, la possibilità di introdurre in autunno l’obbligo vaccinale:“è un’opzione in campo e la valuteremo”, ha ribadito il ministro della Salute Roberto Speranza, che poi affondato il colpo: “Assolutamente non abbiamo ceduto a Salvini, le nostre sono valutazioni sanitarie su scelte di merito. Una cosa deve essere chiara – ha voluto puntualizzare – non si fa politica sul Covid, sull’emergenza, sui vaccini. E pensare di prendere qualche voto assumendo certe posizioni fa solo male al Paese”.

E nella maggioranza, soprattutto fra le file di Pd e M5S, c’è chi è pronto a scommettere che il clima tornerà a surriscaldarsi: sempre alla Camera è infatti iniziato l’esame in commissione del secondo decreto Green Pass e già si sono registrate le prime avvisaglie di una futura battaglia, con una parte di leghisti sulle barricate.