Passate le tensioni per la questione della Groenlandia grazie al fragile accordo tra Usa e Ue, a Davos torna ad affacciarsi un cauto ottimismo sulla possibilità di mettere fine alla guerra in Ucraina. A incarnarlo è Steve Witkoff, inviato speciale degli Stati Uniti, che dal palco del World Economic Forum ha parlato di un negoziato ormai vicino a un possibile punto di svolta. “Credo che siamo riusciti a restringere la questione a un unico punto”, ha spiegato, sottolineando come le diverse formulazioni già discusse rendano quella distanza “risolvibile”.
Un messaggio che punta a riaprire uno spiraglio dopo mesi di stallo. Witkoff ha annunciato l’intenzione di recarsi a Mosca per “porre fine a questa situazione”, ribadendo che, se entrambe le parti vorranno davvero chiudere il conflitto, l’accordo potrà essere raggiunto. Parole accompagnate da un riferimento alle ricadute economiche di una pace duratura: l’ipotesi evocata da Donald Trump di una zona esente da dazi proveniente dall’Ucraina, secondo l’inviato americano, rappresenterebbe un cambiamento epocale, capace di attrarre un massiccio trasferimento di attività industriali. Witkoff ha anche richiamato le difficili condizioni in cui vive oggi la popolazione ucraina, parlando di una “profonda empatia” a nome dell’amministrazione statunitense.
Ucraina, Witkoff vede l’accordo tra Zelensky e Putin vicino ma l’Ue frena: “È un bluff, Mosca non vuole la pace”
A questo clima di apertura fa però da contrappunto lo scetticismo europeo. Sempre a Davos, il presidente finlandese Alexander Stubb ha espresso forti dubbi sulla reale disponibilità della Russia ad accettare il piano di pace in 20 punti. “Non sono convinto che la Russia lo approverà, e questo mi preoccupa”, ha affermato, avvertendo che non si può considerare questa fase come la fine del percorso. Da qui l’invito a rafforzare ulteriormente l’assistenza all’Ucraina, sia sul piano militare sia su quello politico ed economico.
Stubb ha contestato anche la narrazione secondo cui Mosca starebbe vincendo sul campo, sostenendo che l’economia russa mostra segnali di forte sofferenza, tra crescita zero, inflazione elevata e tassi d’interesse molto alti. A suo giudizio, il nodo resta il costo interno della guerra per il Cremlino, ed è proprio su questo terreno che l’Occidente dovrebbe continuare a esercitare pressione.
Eppure, qualcosa sembra comunque muoversi. Secondo il Financial Times, oggi è previsto a Davos l’incontro tra Donald Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, partito in mattinata per la Svizzera. Il vertice dovrebbe iniziare intorno alle 13, anche se non è attesa alcuna firma, complici i profondi disaccordi tra Washington e le capitali europee su altri dossier globali. La delegazione americana, riferiscono fonti citate dal quotidiano britannico, vorrebbe prima conoscere l’esito del colloquio tra Witkoff e Vladimir Putin. Un passaggio che potrebbe chiarire se l’ottimismo americano poggia su basi concrete o resta, per ora, una scommessa diplomatica.