Concorsone Rai, solite furbate. Graduatorie aggirate per le prime 35 assunzioni: i direttori scelgono liberamente. Con Palazzo Chigi

di Errico Malatesta
Tv e Media

Come aggirare un concorso e scegliere i giornalisti del servizio pubblico facendo felice Palazzo Chigi. Succede, tanto per cambiare, alla Rai, dove il nuovo direttore generale Antonio Campo Dall’Orto ha fatto calare un silenzio totale sul famoso concorsone del 2015, del quale sono state stilate le graduatorie finali a ottobre dell’anno scorso. Per entrare nell’azienda di Viale Mazzini attraverso la porta della meritocrazia e della preparazione personale si erano mossi in 5.800, dei quali quattrocento erano stati ammessi agli orali, per poi selezionarne cento da assumere entro tre anni. Il tutto con una commissione d’esame di notevole livello, presieduta dall’ex direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli. Ma ora succede che i primi giornalisti che entreranno saranno scelti dai direttori di testata senza l’obbligo di rispettare la graduatoria. Ad esempio, se vuole, il direttore del Tg1 o del Tg2 potrà prendere il numero 34 della lista, magari sponsorizzato riservatamente dall’ufficio stampa di Palazzo Chigi guidato da Filippo Sensi, mentre il numero uno, per fare un’ipotesi, rischia di finire a Cagliari. Si tratta dell’effetto di una trattativa davvero bizzarra tra azienda e Usigrai.

MEMORIA CORTA – Il sindacato dei giornalisti aveva molto combattuto per questo concorso, appoggiato anche dall’ex dg Luigi Gubitosi in un’ottica di maggior trasparenza e per dare un segnale di profondo rinnovamento in un’azienda da sempre sinonimo di clientele politiche. Ma poi Gubitosi è stato sostituito e l’Usigrai si è ricordata che c’erano ancora da piazzare i giornalisti delle sedi regionali che avevano fatto un precedente concorso interno. E allora ecco lo scambio che è andato in scena con la Rai: alcuni giornalisti delle sedi regionali otterranno di andare a Roma, come in parte era stato loro promesso da anni, mentre alcuni dei vincitori del concorsone finiranno nelle redazioni distaccate. Ma i direttori delle testate nazionali potranno scegliersi liberamente chi vogliono, rispolverando quell’articolo del bistrattatissimo contratto collettivo nazionale che assegna al direttore il potere di assumere chi vuole. A questo punto l’aver stilato una graduatoria precisa perde senso.

SPRECHI OLIMPICI – Ma intanto in Mamma Rai le cose vanno avanti come al solito. Per le Olimpiadi di Rio de Janeiro partirà un esercito di inviati di oltre 200 persone, tra giornalisti e tecnici. Un numero decisamente abnorme, se solo si considera che gli atleti azzurri sono 146. E sul fronte degli sprechi aziendali, fa discutere anche la fornitura di 230 contratti telefonici voce e dati che la Rai vuole stipulare per il Brasile. Libero svela che ogni sim card deve avere un minimo caricato di 500 minuti nazionali (ovvero per telefonate in Brasile) e almeno due giga si dati, traffico voce e sms gratuiti. A questo ragguardevole pacchetto saranno aggiunte anche 69 sim brasiliane di solo dati per il trasferimento dei vari file audio e video e per la trasmissione delle dirette. Il costo totale di tutta la fornitura sarebbe di almeno 75 mila euro.

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