Il nuovo Governo non si vede e intanto il sistema Renzi continua a contare: il grande affare Piombino con dietro i soliti toscani

di Stefano Sansonetti
Primo piano

In questa specie di limbo istituzionale, con la parte renziana del Pd che certo non sta “aiutando” molto il difficile tentativo di trovare un quadra per il nuovo Governo, ci sono spicchi di giglio magico che continuano a “macinare utili”. Al ministero dello sviluppo economico, per esempio, non è passato inosservato il profondo coinvolgimento nell’affaire Piombino di due insigni giuristi toscani che rispondono al nome di Umberto Tombari e Alberto Bianchi. Un po’ in sordina, i due stanno seguendo in veste di legali gli interessi del colosso indiano dell’acciaio Jsw (famiglia Jindal), in predicato di finalizzare l’acquisizione del disastrato stabilimento siderurgico di Piombino. Parliamo dello stesso stabilimento del quale, tra il 2014 e il 2015, era stata favorita la cessione agli algerini di Cevital, allora presentati come salvatori della patria e dei circa 4mila lavoratori coinvolti (indotto compreso). In quel momento al Governo c’era Matteo Renzi, al quale i due super avvocati oggi schierati dagli indiani devono molto. Ma è vero anche il contrario: pure l’ex “rottamatore” deve molto alle sapienti capacità di gestione dei due legali toscani.

L’ultima svolta – Il fatto certo è che adesso la coppia si trova coinvolta, c’è da immaginare a suon di parcelle, in uno dei casi industriali più spinosi. Il tutto mentre il “renzismo” sembra arretrare, non senza qualche colpo di coda dagli esiti imprevedibili. Nonostante l’arretramento, però, la posizione dei due, così come quelle di altri renziani, sembrano solidissime. Addirittura in espansione. Tombari, presso il cui studio fiorentino è stata professionalmente svezzata Maria Elena Boschi, qualche settimana fa è diventato vicepresidente dell’Acri, l’associazione delle fondazioni bancarie guidata da Giuseppe Guzzetti (che a breve lascerà l’incarico). La “scalata”, se così si può dire, è dovuta al fatto che da anni Tombari è presidente della fondazione Ente Cassa di Risparmio di Firenze, azionista non proprio marginale di Intesa (nello stesso consiglio dell’ente siede anche Marco Carrai, altro fedelissimo dell’ex premier). Sarebbe ingeneroso, però, non riconoscere a Tombari una vita propria ben prima dell’affermazione del “renzismo”. Nei primi anni 2000, per dire, l’allora sottosegretario Udc al ministero della giustizia, Michele Vietti, lo coinvolse nella Commissione ministeriale di riforma del diritto societario. Ma con Renzi ha consolidato la sue posizioni, mettendo a frutto competenze e bagaglio di rapporti. Lo stesso Tombari, per dire, l’anno scorso ha assistito Veneto Banca nella predisposizione dell’azione di responsabilità contro i vecchi amministratori. Nel 2015 è stato per qualche mese nel Cda di Inwit, la società dei ripetitori di Telecom Italia. In più è stato nel Cda del colosso immobiliare Prelios, dove successivamente ha lasciato il posto a un suo altro celebre allievo toscano, quel Federico Lovadina che il giglio magico aveva già nobilitato con un posto nel Cda delle Ferrovie dello Stato e con la presidenza di Toscana Energia. Tombari, invece, non ha mai abbondonato il Cda della Salvatore Ferragamo, altra azienda nel cuore di Renzi & Co.

L’altra metà – L’altro super legale di Jsw, nella partita per Piombino, è Alberto Bianchi, tesoriere della renziana Fondazione Open. Anche qui parliamo di un avvocato che dalla stagione del renzismo ha ricevuto in eredità un bel posto nel Cda dell’Enel (recentamente confermato), oltre al consolidamento di un’incredibile quantità di consulenze legali elargite dalla Consip. Proprio quella società che, ironia della sorte, è stata travolta nel recente passato da un’inchiesta che tutt’ora tiene sulle spine una parte non trascurabile del giglio magico. Non tutti i suoi petali, però, stanno cadendo. Anzi, alcuni sembrano più colorati che mai.

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