Italia flagellata dal maltempo. Ma Bruxelles pensa al 3%. Parla il sottosegretario Micillo: “Da subito 6 miliardi. Ma occorre sinergia con le realtà locali”

di Carmine Gazzanni
Politica

“Quanto sta accadendo in tutta Italia, a partire dalla Sicilia, che ha pagato il prezzo più alto, è la conseguenza di una pessima gestione del territorio perpetuata negli anni”. Profondamente critico è il giudizio del sottosegretario all’Ambiente, Salvatore Micillo, sui drammi a cui, da Nord a Sud, stiamo assistendo in questi giorni. Il Governo, però, è pronto a rimboccarsi le maniche con finanziamenti ad hoc, necessari perché “l’Italia sta subendo già le conseguenze della tropicalizzazione del clima con precipitazioni violente alternate a periodi di siccità”.

Siamo un territorio impreparato?
“Quando si parla degli allarmi sul clima, degli accordi di Parigi e dell’esigenza di alzare il livello di ambizione delle politiche ambientali di tutto il mondo, sembra che si affrontino temi lontani da noi”.

E invece?
“Invece li stiamo già subendo. Stanno già accadendo. I due aspetti, gestione del territorio e cambiamenti climatici sono un mix profondamente pericoloso, le cui conseguenze sono purtroppo sotto agli occhi di tutti”.

Come ci si muoverà?
“Per affrontarli deve cambiare radicalmente il paradigma di gestione del suolo, delle risorse naturali e delle città”.

In concreto cosa vuol dire?
“Come Governo stiamo lavorando seguendo due direttrici: quella emergenziale, affidata alla Protezione civile, per sollevare i cittadini e i Comuni colpiti, per dare risposte immediate, per offrire soluzioni veloci alla tragedia; e poi c’è quella strutturale”.

Parliamo di finanziamenti.
“Il mio ministero ha a disposizione fondi contro il dissesto che abbiamo scelto di stanziare in base a programmazioni triennali: 900 milioni a triennio per un totale di circa 6 miliardi in tutto. Uno stanziamento che andrà a finanziare quegli interventi di messa in sicurezza del territorio che costituiscono la prima e più importante opera pubblica di cui l’Italia ha bisogno”.

Dovranno esserci nuovi dissidi con l’Ue per fare in modo che tali fondi siano fuori dal Patto di Stabilità?
“No, sono fondi immediatamente spendibili. I Governatori delle regioni sono commissari straordinari per il dissesto e il ministero ha avviato con loro delle interlocuzioni già prima dell’estate per progettare i piani triennali. In queste ore stiamo chiudendo il piano con il Friuli, per circa 60 milioni, tra fondi del bilancio ministeriale e fondi di coesione, poi toccherà al Veneto per circa 159 milioni programmati, e così via. Il piano contro il dissesto funziona se tutti gli attori lavorano insieme come strumenti di una stessa orchestra: il ministero stanzia i fondi ma la progettazione, secondo il principio di prossimità, è degli enti locali”.

Immaginiamo, però, che questo potrebbe non bastare.
“Contemporaneamente occorre una nuova progettazione degli abitati e una manutenzione costante degli argini dei fiumi, del sistema fognario, dei terrapieni, in una parola, del territorio. Anche per questo il ministero dell’Ambiente ha un paio di settimane fa e per la prima volta avviato un piano di finanziamento per la manutenzione ordinaria del territorio. È già partito uno stanziamento per i primi 50 milioni alle autorità di Bacino: si tratta di interventi importantissimi che vanno letti appunto in chiave soprattutto preventiva”.

Il premier Conte ha già annunciato un Consiglio dei ministri per affrontare l’emergenza.
“Nel Cdm si adotteranno misure ad hoc per i territori colpiti dalla tragedia. Misure emergenziali necessarie, con interventi affidati alle strutture della Protezione civile, che si affiancherà nella gestione agli enti locali. Nello stesso tempo è partito il grande piano contro il dissesto del ministero dell’Ambiente: i due ambiti non vanno confusi e anzi lavoreranno insieme”.

In che senso?
“I nostri interventi strutturali dovranno essere impiegati dagli enti locali per mettere in sicurezza il territorio, in base a una gerarchia di rischio, e dovranno servire a fare in modo che tragedie come quella siciliana non accadano più”.