Meglio un film che la Cina. In occasione della visita in Italia di Xi Jinping Rai Uno boccia per motivi di budget lo speciale di Petrolio. E così non disturba la Lega cauta su Pechino

di Francesco Carta
Tv e Media

Preceduto da tanto dibattito ancor prima di arrivare a Roma, il presidente cinese Xi Jinping resterà per molti un personaggio sconosciuto, visto che Rai Uno ha deciso di non mandare in onda una puntata speciale del suo programma di approfondimento Petrolio, per cui c’era disponibilità nel palinsesto di sabato prossimo, proprio in mezzo a questa storica visita ufficiale. Nella stessa fascia oraria gli abbonati potranno dilettarsi con un vecchio film, che forse non farà ridere ma di sicuro non farà piangere la Lega di Matteo Salvini, per settimane molto critica sulla firma del memorandum noto come Via della Seta.

Perciò potrebbe esserci anche questo desiderio di non turbare oltre il partito di Salvini dietro la decisione di non trasmettere lo speciale sull’ospite di Pechino, anche se formalmente la ragione del No al programma è la mancanza di budget. Una cifra astronomica vicina ai 13mila euro, con cui la direttrice di Rete, Teresa De Santis, indicata guarda caso dalla Lega, si è schermata anche davanti alle perplessità arrivate fino al Consiglio di amministrazione.

Interpellato da La Notizia, il conduttore di Petrolio, Duilio Giammaria, non ha voluto commentare, mentre gli uffici della De Santis hanno escluso categoricamente che la puntata sia stata cancellata per qualche motivo “ideologico”, in quanto il programma è formalmente terminato: “Non è saltato nulla, semplicemente non era prevista la puntata, che sarebbe stata fuori budget”, specificano dalla direzione di Rai1. Resta il fatto che però Petrolio aveva pronto molto materiale girato in Cina, e che la Rete ha ritenuto di non cogliere un’opportunità, soprattutto considerando la gran confusione a cui abbiamo assistito a proposito dell’accordo preparato dal vicepremier Luigi Di Maio e poi sostenuto in parlamento dal premier Giuseppe Conte, con il via libera manifestato persino dal Quirinale.

Il dubbio aumenta considerando che in passato è già capitato che Petrolio ha realizzato puntate extra nel momento in cui era l’attualità a richiedere un approfondimento. Basta andare indietro di poco più di un anno: il 25 aprile 2017 va in onda su Rai Uno la puntata Back to Iraq. Anche in quel caso l’approfondimento non era minimamente in programma. Peraltro, si vocifera nei corridoi, era stata anche ventilata l’idea di affidare contenuti registrati dalla redazione alla piattaforma web RaiPlay. Anche in quel caso, però, per non meglio precisate spiegazioni non se n’è fatto nulla.

Se Rai Uno non ride, anche il Tg1 non se la passa meglio. Come La Notizia ha già scritto in passato, il direttore Giuseppe Carboni non riesce a controllare una redazione in cui i suoi diretti sottoposti stanno già cercando di riposizionarsi, alcuni in vista delle europee, altri addirittura sperando in un ribaltone in salsa dem. Non è un caso che, come scritto ieri dal Fatto Quotidiano, il clima in redazione è dei più tesi, tra sfuriate, liti furibonde, porte sbattute e musi lunghi. Il risultato è un Tg che non sa di cambiamento, frutto – dicono in tanti – anche dell’amicizia che lega il direttore a Mario Orfeo.

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