Prima di lotta ora di Governo. La metamorfosi di Salvini: da urlatore a statista per “mangiarsi” Berlusconi e Forza Italia

di Giorgio Velardi
Politica

“L’importante è vincere a Viterbo!”. Nel marasma di persone, telecamere e microfoni che lo circondavano dopo l’incontro con la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, affidataria del mandato esplorativo del capo dello Stato Sergio Mattarella, ieri pomeriggio in diretta nazionale Matteo Salvini ha rivolto un pensiero nientepopodimeno che alla cittadina laziale che domenica 10 giugno – insieme ad altri 795 Comuni – andrà al voto per eleggere il nuovo sindaco. Una dichiarazione a sorpresa, visti i noti problemi (e ben più seri, con tutto il rispetto per Viterbo) a mettere insieme una maggioranza di Governo e sbloccare lo stallo nel quale il Belpaese è piombato dopo il 4 marzo. Ma tutto sommato in linea col nuovo corso salviniano, recentemente celebrato addirittura dal Washington Post: “Un geniale uomo comune potrebbe essere il primo leader di estrema destra in Europa Occidentale dal 1945”.

Giacca e cravatta – Una metamorfosi cominciata dal giorno dopo il voto, quando ‘Matteo’ si è tolto la felpa, o forse sarebbe meglio dire le felpe (ve le ricordate? Sampierdarena, Jesolo, Pinzolo, Cagliari, Visso, Pisa, Amatrice, per non parlare della t-shirt con su scritto ‘Padania is not Italy’) e ha sistematicamente iniziato a indossare giacca e cravatta, col nodo sicuramente da rivedere. Da “Salvini premier” scritto a caratteri cubitali nel simbolo della Lega a “sarebbe un onore ma non è ‘o me o la morte’”, il segretario del Carroccio è passato dalla fase ruspa a quella zen. Mediatore tra Silvio Berlusconi e Luigi Di Maio, il leader di Forza Italia ferito per aver perso il ruolo di capo della coalizione e il capo politico del M5s che brama la poltrona di Palazzo Chigi, al grido di “basta insulti”. Proprio lui, che in passato ne ha combinate e dette di tutti i colori. “Senti che puzza scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani”, intonò – tanto per dirne una – nel 2009 alla Festa di Pontida, mandando su tutte le furie gli abitanti del capoluogo campano prima di scusarsi una volta lanciata l’Opa sul Sud con Noi con Salvini (operazione riuscitissima): “È casa mia”.

Alla bisogna – “Salvini ha capito che se vuole scalzare definitivamente Berlusconi, in questo momento non può fare il leghista ripetendo gli slogan da campagna elettorale”, ragiona con La Notizia Gianpietro Mazzoleni, docente di Comunicazione politica e Sociologia della comunicazione all’Università di Milano. Non è un caso perciò se adesso il segretario lumbard giochi a fare il moderato, lo statista, il responsabile pronto a tutto “per il bene dell’Italia”. Su e giù da treni, aerei, macchine. Ieri mattina, per dire, era a Catania – chi si aspettava l’ennesima felpa è rimasto deluso: Salvini indossava una maglietta con su scritto Cape Horn-South America – per incontrare i 108 lavoratori Auchan che rischiano il posto di lavoro. “Questa è la realtà, questa è la vita vera. I dirigenti mi hanno espresso ottimismo, ma io vigilerò, e se serve torno!”, ha tuonato prima di abbandonarsi a qualche selfie coi presenti e ripartire per Roma per incontrare la Casellati.

Poi dopo le dichiarazioni di rito via, direzione Isernia, in Molise, l’Ohio d’Italia dove dopodomani ci sono le Regionali e il Carroccio punta a sorpassare FI per poi lanciare ufficialmente il progetto della Lega Italia. Chissà se ‘Matteo’ ha già pronta la felpa.

Twitter: @GiorgioVelardi

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