Troppe tasse e tensione sui mercati. Impossibile attendere i tempi della politica

di Monica Setta

E’ stato uno dei primi imprenditori a lanciare lโ€™allarme sul default annunciato dellโ€™Italia quando ancora nessuno, nel salotto buono della Confindustria, manifestava una particolare preoccupazione. Lui no, giร  due anni prima dellโ€™esplosione della crisi al convegno di Santa Margherita ligure in giugno e poi al meeting di Capri in ottobre, era stato lapidario. โ€œIl Paese รจ allo stremoโ€, aveva spiegato Jacopo Morelli, presidente dei giovani imprenditori di Confindustria, โ€œnon ci possiamo piรน consentire di aspettare i tempi della politicaโ€. Oggi, Morelli รจ ancora piรน netto. โ€œSe i partiti non scendono in campo dimostrando senso di responsabilitร โ€, dice a La notizia, โ€œil Paese pagherร  un prezzo altissimo con la chiusura di aziende e la perdita di posti di lavoroโ€. Non fa nomi Morelli, ma condivide quanto dichiarato da Walter Veltroni che auspica lโ€™avvento di un premier di alto profilo, un nuovo Carlo Azeglio Ciampi, una personalitร  in grado di coagulare il massimo dei consensi e di tranquillizzare i mercati finanziari.

Domanda. Lei sostiene che prima delle elezioni nel Paese si respirava un clima migliore, cโ€™era la speranza che dalle urne sarebbe emersa una maggioranza netta, qualunque essa fosse, destinata ad esprimere un governo capace di governare realmente. Che cosa รจ successo dopo per farle dire che lโ€™Italia ฤ— ad un passo dal crac?

Risposta. โ€œIo sono fra quelli, come lei ha giustamente ricordato, che giร  due anni fa metteva in guardia i politici dal rischio del crac, anzi ho chiamato direttamente in causa lโ€™intera classe dirigente politica lanciando proposte e terreni di confronto sui temi del fisco e dellโ€™occupazione. E dunque so bene che la crisi italiana ha radici profonde, complesse. Adesso perรฒ il livello di autolesionismo dei partiti ha superato ampiamente il cosiddetto livello di guardia e appare totalmente ingiustificato. Nei mesi che hanno preceduto le elezioni, lo confermo, si respirava unโ€™aria di speranza, sembrava che dalle urne sarebbe emersa una risposta chiara a tutti i problemi del Paese. Purtroppo, giorno dopo giorno, la situazione รจ peggiorata. I partiti continuano ad arroccarsi su pregiudiziali che impediscono convergenza e spirito di unitร  nazionale. Le conseguenze di certa irresponsabilitร  ricadono su tutti noi. Le aziende continuano a chiudere, la disoccupazione sale, i grandi nodi come il fisco, restano irrimediabilmente irrisolti. รˆ come se ci si arrendesse allโ€™evidenza di un default annunciato mentre sono personalmente convinto che gli italiani abbiano ancora oggi tutte le capacita, le risorse per rialzarsi. Mi viene in mente un episodio legato a Churchill…โ€.

D. Me lo racconti. Ha sicuramente a che fare con lo spirito di intrapresa degli italiani, vero?

R. โ€œProprio cosรฌ. Immagini Churchill che visita un quartiere di Londra dopo il bombardamento, invita alla calma, alla resistenza e intanto individua unโ€™unica bottega aperta. Si spinge fino a vedere di che si tratta e scopre che รจ di un barbiere che, malgrado i bombardamenti, non ha chiuso la saracinesca del negozio e cerca di continuare a lavorare. Churchill, ammiratissimo, ne approfitta per esaltare lo spirito di resistenza britannico salvo poi scoprire che si tratta di un barbiere di origine italiana! Questo per dire che il nostro Paese ha sempre dimostrato nei momenti cruciali della storia una grande capacitร  di reazione, di riorganizzazione, di sacrificio. Oggi il Paese รจ stremato ma gli imprenditori italiani non mollano. E devono scontare rispetto ai colleghi del resto dโ€™Europa un gap che taglierebbe le gambe a chiunque. Faccio solo un esempio. In Germania la pressione fiscale sulle imprese รจ pari al 46,2 per cento mentre da noi in Italia la cifra sale poco sotto il 70 cioรจ al 68,3. Qualsiasi imprenditore italiano, fosse pure il piรน dotato e il piรน capace, farebbe fatica a sostenere una competizione con i colleghi tedeschiโ€.

D. Ecco perchรจ lei ha spesso sostenuto che il fisco italiano ha raggiunto โ€œ livelli da confiscaโ€…

R. โ€œEsattamente. Se lโ€™Italia risolvesse il problema fiscale con riforme strutturali – e badi bene che riduzione del carico fiscale e creazione di nuovi posti di lavoro sono la faccia di una stessa medaglia – il nostro sistema paese riuscirebbe ancora a decollare e addirittura a primeggiare nellโ€™ambito delle economie europee. Sono pronto a scommettere che lโ€™Italia ce la farebbe, non solo a rialzarsi, ma a riprendere la corsa agganciando la ripresa economica giร  partita negli Usa. Come vede torniamo al punto di partenza del nostro ragionamento, alla base della nostra crisi cโ€™รจ la mancanza di responsabilitร  dei nostri politici, incapaci finora di tagliare davvero i costi della politica senza far ricadere il carico fiscale sui redditi da lavoro e sulle imprese come succede adesso. Esiste una cifra, pari a 250 miliardi di euro che rappresenta la spesa intermedia dello Stato – non รจ la spesa pubblica vera e propria pari a 800 miliardi nรฉ la spesa per gli stipendi che ammonta a 550 miliardi – che si sarebbe potuta efficacemente prestare ad una spending review. Provi a fare i conti, risparmiare lโ€™uno o il due per cento su un totale di 250 miliardi sarebbe stato possibilissimo e avrebbe consentito di reperire risorse da destinare al lavoroโ€.

D. Concordo, non cโ€™รจ stata una reale volontร  di tagliare i costi della politica…

R. โ€œSiamo stati fra i primi come giovani imprenditori ad alzare il velo, ma adesso non ci sto a dire che la situazione generale รจ definitivamente compromessa. Non ci credo perchรจ ritengo che sia ancora possibile uno scatto di orgoglio della politica che spinga sullโ€™unitร  nazionale e accorci i tempi della crisi nellโ€™ottica di formare presto un nuovo governo. Un esecutivo sostenuto da tutti che riesca a fare nei primi cento giorni le riforme necessarie agendo sul fisco e sul lavoro. Ridurre il carico fiscale che pesa sui redditi da lavoro e sulle imprese รจ fondamentale. Detassando gli utili per le aziende che assumono si riuscirebbe sia pure a fatica e in extremis, ad invertire la rotta. Lโ€™economia italiana ha ancora asset positivi anche se lโ€™umore รจ nero. Oggi siamo tutti frustrati, direi depressi perchรจ non vediamo una via dโ€™uscita mentre la soluzione esiste ed ฤ— legata al senso di responsabilitร  della politicaโ€.

D. Lei dice che il Paese deve trovare un premier capace di coagulare il massimo consenso esprimendo un alto livello di prestigio personale. Un nuovo Carlo Azeglio Ciampi, si รจ detto. Sarebbe favorevole ad unโ€™ipotesi tecnica di provenienza Bankitalia? Si era fatto il nome del direttore generale Fabrizio Saccomanni e sembrava gradito agli imprenditori…

R. โ€œNon voglio entrare nel gioco dei nomi, non spetta a me dare indicazioni. Piuttosto descrivo il profilo di un possibile premier e i requisiti di ampia leadership e grande prestigio personale sono essenziali. รˆ necessario puntare su una figura che sia capace di parlare al paese spiegando agli italiani che un altro sforzo comune non sarebbe vano. Stavolta non sono ammessi sacrifici a senso unico, bisogna pensare che cโ€™รจ pochissimo tempo a disposizione e va usato per fare le giuste riforme strutturali, se davvero si vuole far ripartire il Paese. Ce la possiamo ancora fare, ne sono convinto. Ma un altro sbaglio sarebbe fataleโ€.

D. Lei ฤ— fra coloro che pensano ad un bis per Giorgio Napolitano al Quirinale? Il nostro presidente della Repubblica ha un ampio consenso nel Paese, prestigio, capacita. E piace anche ad Obama…

R. โ€œStimo molto Giorgio Napolitano, ritengo che abbia fatto un grande lavoro per il Paese gestendo con capacita crisi difficili e delicatissime. Ma lui stesso ha fatto capire piรน volte che non accetterebbe un secondo mandato, lo ha detto in varie occasioni e credo che le sue parole tradiscano una profonda convinzione. Inoltre penso che i padri costituenti quando immaginarono un mandato di 7 anni avevano le loro ragioni; il Parlamento deve rinnovarsi e un mandato unico serve certamente ad agevolare il ricambio. Adesso la responsabilitร  รจ nelle mani della politicaโ€.

 

Morelli, dalla parte delle riforme

Fiorentino, classe 1975, una laurea in Economia, Jacopo Morelli รจ il presidente dei giovani imprenditori di Confindustria.
Presidente e amministratore delegato di EmmeEmme Spa, societร  del settore arredamento, prosegue la tradizione di famiglia. Nata negli anni โ€˜60, nel periodo dโ€™oro del boom economico, la Mobil Market di Figline Valdarno รจ la societร  che impone la famiglia nel settore, anche grazie a un massiccio utilizzo della pubblicitร  sulle Tv locali. Un successo rinnovato negli anni โ€˜90, quando la famiglia Morelli รจ ancora pronta a intuire i trend del mercato con lโ€™apertura di grandi store. Eโ€™ in questo settore che si affaccia nel mondo delle imprese il giovane Jacopo, che allโ€™attivitร  in azienda affianca subito lโ€™impegno nellโ€™associazione industriali, scalando velocemente i vertici: dalla Confindustria di Firenze alla vicepresidenza nazionale di Viale dellโ€™Astronomia, oggi sotto la guida di Giorgio Squinzi.
Giร  nella squadra di Federica Guidi, da cui ha raccolto il testimone al vertice dei giovani industriali, Morelli si รจ distinto per non aver mai nascosto la gravitร  delle prospettive economiche del Paese, tanto da presentare tra le sue proposte lโ€™aumento dellโ€™etร  pensionabile a 70 anni per entrambi i sessi; lโ€™abolizione del quoziente familiare in cambio di aliquote piรน basse per le donne, per incentivare lโ€™occupazione femminile; il taglio dellโ€™aliquota Irap (da abbattere per le imprese di nuova costituzione) e la detessazione per i nuovi assunti.