Un direttore non fa primavera. Si apre la corsa alla poltronissima del Sole 24 Ore. Anche al Giornale tutti in fibrillazione

di Marco Castoro
Tv e Media

Maledetta primavera. Seppure nessuno lo confessi, ci sono direttori di giornali, periodici e agenzie di stampa che camminano sul filo spinato e che potrebbero ritrovarsi tra qualche mese senza la poltrona. Repubblica e Stampa hanno già provveduto al cambio della guardia. Benedetto poi dalla fusione. Il Corriere (per ora) va avanti con Fontana. L’Ansa (idem) con Contu. Ma gli ultimi giorni di primavera di un anno bisestile come il 2016 potrebbero essere scoppiettanti. In attesa che si concluda la vicenda del Tempo – che purtroppo continua a tenere col fiato sospeso tutti i dipendenti (giornalisti e non) della gloriosa testata romana – c’è la partita del Sole 24 Ore a tenere banco. Il giornale della Confindustria, con la futura governance di via della Astronomia, è atteso a un restyling. Il direttore Roberto Napoletano potrebbe lasciare il posto di comando a un collega più giovane. L’editore ha buttato giù gli identikit che più rispondono alle esigenze del new deal. Nicola Porro, Andrea Cabrini e Fabio Tamburini sono iscritti alla corsa. Il primo, editorialista del Giornale e conduttore di Virus (il talk di Raidue). Il secondo direttore dei canali tv di Class Editori dedicati alla finanza, nonché condirettore di Mf Milano Finanza. Il terzo vicedirettore dell’Ansa, biografo di Cuccia. Un altro giovane passato al setaccio è Roberto Sommella. Ovviamente, l’attuale direttore Napoletano si è barricato nelle sacre stanze. Mollerebbe l’incarico solo per una chiamata di Caltagirone, che però potrebbe non arrivare mai. Al vice Alessandro Plateroti la corsa interessa ma per lui la strada è talmente ardua da sembrare la scalata dello Stelvio innevato. Dal fronte Corriere continua ad agitarsi Dario Di Vico. È spesso a Roma. Vanta buone sponde. È stimato e apprezzato da Geronzi e De Bortoli. Da via Solferino potrebbe uscire pure Daniele Manca, l’intervistatore preferito da Marina Berlusconi, dalla quale spera di ricevere un incarico personalizzato. Mesi fa Gian Marco Chiocci, ex inviato del Giornale e attuale direttore de Il Tempo, è stato molto vicino a prendere il treno per Milano come direttore. Poi, però, Berlusconi non se l’è sentita di sostituire Alessandro Sallusti. La partita si è riaperta però in questi ultimi giorni. I bene informati raccontano che il Cavaliere non avrebbe gradito le uscite della Santanché sulla Meloni candidata e incinta. E subito si sono creati due fronti aperti nella corsa alla direzione. Il cerchio magico (Rossi, Bergamini, Ardesi) propone Augusto Minzolini. Marina invece insiste su Giorgio Mulè. In corsa c’è anche il vice di Sallusti, Salvatore Tramontano.
Per quanto riguarda Libero invece non corre nessun pericolo il direttore Belpietro (rinnovo di contratto in cassaforte), seppure le voci si sono intensificate dopo la visita in redazione (riportata da Dagospia) di Feltri e Chiocci. In redazione più di qualcuno è pronto a scommettere sul fatto che Belpietro non abbia preso bene un eventuale ritorno del fondatore Feltri. Nervosismo alimentato dalle voci su possibili, ma non ancora definite, future sinergie fra il Tempo e Libero.

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