2017 Odissea del ciclismo. L’albo d’oro della stagione è di primo piano, ma il futuro è ricco di incognite

di Stefano Iannaccone
Sport

Vincenzo Nibali, Chris Froome, Nairo Quintana. Un tris d’assi calato sul tavolo delle grandi corse a tappe del 2016: i vincitori sono il meglio del ciclismo attuale. Ma senza dimenticare il grande talento decadente di Alberto Contador. Il Pistolero spagnolo riesce ancora a emozionare gli appassionati, anche quando non riesce nemmeno a salire sul podio. Nell’ultima Vuelta a España  ha saputo inventare un’azione in grado di stroncare l’orologio perfetto della Sky. Mandando fuori tempo massimo più della metà dei partecipanti, con annessa polemica sulla riammissione di massa.

BILANCIO POSITIVO
La stagione del ciclismo sta quindi per andare in archivio, gingillandosi sullo spettacolo offerto – in particolare sulle strade del Giro d’Italia e della Vuelta a España – dai grandi campioni. D’altra parte il bilancio si chiude senz’altro in attivo per la capacità di attirare l’attenzione del pubblico, nonostante un Tour de France alla camomilla con un esito già scritto. Certo, non si può non vedere l’organizzazione alquanto deficitaria: l’immagine di Froome che corre a piedi sulle ultime rampe del Mont Ventoux lascia una cicatrice nella storia della Grande Boucle. Così come l’annullamento con nonchalance del tempo massimo alla Vuelta. Forse solo il Giro ha dato dimostrazione di un meccanismo oliato, ma con un handicap di partenza: la starting list continua a essere meno affascinante. Così per la prossima corsa rosa si sta predisponendo un grande progetto: partenza dalla Sardegna e passaggio da Messina per stimolare la partecipazione di Fabio Aru e Vincenzo Nibali, creando un dualismo tutto Made in Italy. E rendendo meno pesanti le assenze dei big stranieri.

PROSPETTIVA 2017
Per la prossima stagione si annunciano altri fuochi d’artificio con l’ingresso nel circuito dei milioni di dollari della Bahrein-Merida, che ha puntato su Nibali come capitano. Togliendo ai kazaki dell’Astana il problema della convivenza tra lo Squalo siciliano Nibali e il Cavaliere dei quattro mori Aru. Eppure, nonostante le premesse, il 2017 non si presenta con gli abiti migliori. E la colpa è gran parte legata alla struttura del calendario voluta dall’Unione Ciclistica Internazionale (Uci): le squadre del circuito World Tour (un po’ la Champions League del ciclismo che comprende le competizioni più importanti, anzi più ricche della stagione, dalle Grandi Classiche di primavera ai Grandi giri) non sono ancora state definite. E l’incognita pesa come un macigno sul futuro del ciclomercato. Senza tacere sulla tendenza, ormai consolidata, a far prevalere i soldi alla storia, come ha denunciato l’ex ciclista e attuale dirigente della squadra Fdj, Marc Madiot. “Aumentano squadre, corridori e corse, alcune delle quali create dal nulla in giro per il mondo. Tutte le squadre sono d’accordo nel dire che questo World Tour non va bene, ma l’UCI se ne frega”, ha dichiarato. E l’Italia? Il Belpaese si approccia alla prossima stagione proseguendo il trend di ridimensionamento. Gli sponsor sono sempre più in ritirata. Ormai manager e ciclisti cercano ingaggi nelle multinazionali della bicicletta. Che lasciano sempre meno spazio alla fantasia.