Roma, 2 feb. (askanews) – “In una situazione come questa si prova, più che stupore, disperazione, perché non sai per cosa verrai scambiato, quando verrai scambiato, se la trattativa funzionerà Ci illudevamo che anche se eravamo pedine di scambio, sarebbero stati scambi veloci, ma erano tutte illusioni nostre, che ci creavamo da soli”. Così Alberto Trentini, il cooperante italiano liberato a gennaio scorso dopo oltre 400 giorni di detenzione in carcere in Venezuela, raccontando la sua prigionia, ospite di Fabio Fazio a “Che tempo che fa”.”Le condizioni di prigionia erano molto molto dure. Avevamo l’acqua per farci la doccia e per la latrina due volte al giorno, a orari sempre differenti. Non c’era nessuna opportunità di svago, pochissimi libri. Mi avevano sequestrato gli occhiali quindi ero in difficoltà” ha raccontato.”Come tante altre cose la detenzione per me ha avuto una prima fase molto dura di disorientamento, fino a quando ho potuto fare la prima telefonata a casa, anche se di cinque minuti, dopo sei mesi, ma ho capito che i miei genitori stavano bene o “benino”, come dicono loro. Prima di questo i miei pensieri non erano molto lucidi, pensavo continuamente a come uscire.. Questa trattativa, quell’altra trattativa.. I cento giorni di Trump Ci inventavamo teorie, che in realtà non si sono mai verificate. Dopo questa prima telefonata mi sono un attimo tranquillizzato” ha aggiunto Trentini.
02/02/2026
11:46
11:46