Olimpiadi di Milano-Cortina, Legambiente attacca: “Occasione persa per dare l’esempio e per non commettere gli errori già compiuti con le ultime Olimpiadi organizzate in Italia”

Legambiente boccia le Olimpiadi Milano-Cortina 2026: sostenibilità mancata, opere contestate e poca trasparenza.

Olimpiadi di Milano-Cortina, Legambiente attacca: “Occasione persa per dare l’esempio e per non commettere gli errori già compiuti con le ultime Olimpiadi organizzate in Italia”

C’è chi conta i giorni all’accensione del braciere. E chi, invece, fa i conti. Conti ambientali, economici e climatici che non possono essere ignorati come, invece, accade. All’avvicinarsi dell’inizio delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina del 2026, Legambiente non le manda a dire affermando con decisione che “l’Italia ha mancato una grande occasione”.

Giochi spettacolari, modello vecchio. L’affondo di Legambiente

Secondo Legambiente, al di là dello sport — che resta sport — questi Giochi poggiano su una visione “territoriale miope e obsoleta”. Parole pesanti. Nel mirino finiscono opere già contestate da comunità locali e associazioni: la nuova pista da bob di Cortina, la cabinovia Apollonio-Socrepes, un mosaico di infrastrutture stradali preferite alle ferrovie.

Il risultato? Un territorio alpino, secondo la tesi di Legambiente, ancora più sotto pressione. E un conto che ricade anche sui turisti, tra rincari dei trasporti e benefici difficili da intravedere.

Clima che cambia, montagna che soffre

Ma il nervo scoperto è la crisi climatica. Nevica meno. I ghiacciai arretrano. Le Alpi — dicono gli studi — si riscaldano a una velocità doppia rispetto alla media globale. Eppure, si continua a investire come se fossimo negli anni Ottanta.

Legambiente ricorda che in Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige sono stati censiti 78 impianti sciistici dismessi. Strutture fantasma. Tralicci arrugginiti. Bacini di innevamento artificiale che crescono di numero e superficie.

La trasparenza che non c’è

E non è tutto. Il dossier Open Olympics, promosso dall’associazione Libera, accende un faro su un altro punto critico: la trasparenza. Solo il 42% delle opere sarà pronto prima dei Giochi. Il resto arriverà dopo, con cantieri che si spingeranno fino al 2033.

Mancano dati chiave: l’impronta di CO₂ delle singole opere, i costi reali degli extracosti, i valori economici dei subappalti. Senza codici CIG, incrociare i dati diventa un esercizio di fantasia.

L’impianto simbolo di queste olimpiadi di Milano Cortina

A 60 chilometri da Cortina, sulla Marmolada, resiste la Bidonvia di Pian dei Fiacconi. Chiusa nel 2019. Sventrata da una valanga nel 2020. Mai smantellata. Un relitto in un’area Unesco che Legambiente indica come monito: così non si costruisce una “legacy”.

E pensare che, all’inizio, la Fondazione Milano-Cortina aveva lasciato intendere un impegno per rimediare. Promessa che, però, sembra definitivamente tramontata.

Uno sguardo oltreconfine

Altrove, l’aria è diversa. In Austria un referendum ha stoppato Innsbruck. In Svizzera il Canton Vallese ha detto no ai fondi pubblici. Qui si va avanti, con un modello iper-infrastrutturato che convince sempre meno le comunità locali.

Legambiente chiude con un’amara constatazione: Milano-Cortina poteva essere l’esempio. Un laboratorio di adattamento climatico e turismo sostenibile. È rimasta, invece, una vetrina scintillante con troppe ombre dietro le quinte. E quelle ombre, una volta accesa la fiamma, non spariranno da sole.