Export e consumi in affanno, la crisi dell’industria continua

La crisi dell'industria italiana non è finita: per Confindustria lo scenario peggiora, soprattutto per alcuni settori come auto e moda.

Export e consumi in affanno, la crisi dell’industria continua

La crisi dell’industria italiana non è finita. Anzi, lo scenario peggiora a inizio anno, secondo la Congiuntura Flash del Centro studi di Confindustria. Il problema maggiore deriva da due fattori che zavorrano il settore: l’export e i consumi. A pesare, infatti, sono i dazi e l’incertezza commerciale globale, ma anche la propensione al risparmio delle famiglie che non permette di rilanciare la spesa degli italiani. Non bastano, quindi, i buoni segnali provenienti dalla fine dello scorso anno, con il +0,3% di Pil nell’ultimo trimestre, trainato soprattutto dagli investimenti del Pnrr.

Un dato che permette, quantomeno, di far crescere la fiducia delle famiglie e di far accelerare i servizi a gennaio. Ma all’industria non basta, perché la risalita dal baratro degli scorsi anni è ancora lenta, penalizzata pure dalla svalutazione del dollaro e dai consumi fragili. C’è poi il costo dell’energia in salita, soprattutto per petrolio e gas, che Confindustria spera possa scendere con il decreto Energia. Ma intanto è già risalito il costo del credito.

La crisi dell’industria continua

Partiamo dai consumi: l’inizio dell’anno è stato lento. A dicembre le vendite al dettaglio sono calate dello 0,9% in volume, arrivando quasi ad azzerare la crescita del quarto trimestre ( +0,1%). A gennaio la nota positiva riguarda l’aumento degli acquisti delle autovetture, un settore comunque profondamente in crisi. In lieve miglioramento è la fiducia delle famiglie, mentre scende quella delle imprese nel commercio. Ancor più complicata è la questione dell’industria, a cui il Centro studi dedica un focus.

Nel quarto trimestre del 2025 il dato della produzione è stato complessivamente positivo, ma a dicembre è tornato in calo dello 0,4%. La risalita è instabile, con dati mensili volatili e una domanda debole per export e consumi. La crescita dell’export di dicembre, dello 0,4%, non è stata sufficiente per compensare un quarto trimestre da incubo (-1,9%). Il lieve recupero dell’industria non si può certo definire un’inversione di tendenza. E non basta a consolarsi il fatto che il calo della produzione nel 2025 sia stato contenuto rispetto ai due anni drammatici precedenti.

Lo scorso anno i settori in crescita sono aumentati rispetto al 2024, passando da quattro a nove. Ma solo tre su 22 sono cresciuti in entrambi gli anni, mentre 12 hanno registrato un biennio di calo. Le difficoltà maggiori le registrano l’automotive (-10,3%) e la moda, ma anche la chimica è in affanno. Bene la farmaceutica con una crescita annua dell’export del 28,5%, con il boom verso gli Usa (+54%) per l’accumulo delle scorte.