Il mercato del lavoro riparte, esultano a destra. La disoccupazione tocca il minimo storico, festeggia la maggioranza. Eppure anche i dati bisognerebbe interpretarli, valutarli in un’ottica complessiva. Perché se è vero che la disoccupazione è effettivamente in calo, va anche evidenziato che questa flessione è legata quasi esclusivamente alla crescita degli inattivi, ovvero coloro i quali non sono più disoccupati non perché abbiano trovato un lavoro, ma semplicemente perché hanno rinunciato a cercarlo.
Gli ultimi dati Istat mostrano, nel mese di gennaio, una crescita di 80mila occupati rispetto a dicembre. Il tasso di occupazione sale così al 62,6%. Scende invece la disoccupazione al 5,1%, nuovo minimo storico dopo la discesa dello 0,4% a gennaio. Ed è in calo anche la disoccupazione giovanile, al 18,9% e con quasi due punti in meno. Ma tutto questo avviene a fronte di un nuovo aumento degli inattivi – l’ennesimo negli ultimi mesi – e a fronte di altri due problemi. Il primo è che l’occupazione cresce quasi soltanto tra gli over 50, il secondo è che l’aumento riguarda solo gli uomini, mentre per le donne il dato è addirittura in calo.
Il bluff della disoccupazione in calo: la flessione quasi solo grazie alla crescita di inattivi
Il dato di gennaio mostra una crescita dell’occupazione dello 0,3%, ma soltanto per gli uomini. Salgono sia i lavoratori dipendenti che gli autonomi. Sempre a gennaio, la disoccupazione scende di 99mila unità e il tasso è ora ai minimi da quando sono iniziate le rilevazioni. Tutto ciò, come detto, arriva però insieme a un aumento degli inattivi. Ovvero chi il lavoro non solo non lo ha, ma neanche lo cerca più. Tra i 15 e i 64 anni, sono 35mila in più rispetto al mese precedente. Il confronto su base annuale è però ancora più scoraggiante.
Gli occupati sono aumentati di un nulla: soltanto 70mila in più in un anno. E la crescita complessiva riguarda soltanto gli over 50 (+358mila), mentre nelle altre classi d’età si registra un calo. Particolarmente marcato tra i 15-24enni (-121mila) e tra i 35-49enni (-162mila). La disoccupazione è invece in calo di 384mila unità in un anno. Un dato positivo, ovviamente. Ma che si deve affiancare all’aumento degli inattivi di 322mila unità. Quindi quasi tutti i disoccupati in meno non sono nuovi lavoratori, ma semplicemente persone che non cercano più un’occupazione.
Un altro dato non del tutto positivo è quello riguardante i nuovi rapporti di lavoro, che non sono solo contratti stabili. Infatti aumentano sì i dipendenti permanenti di 71mila unità, mentre scendono di 196mila i contratti a termine. Ma la crescita maggiore si registra per gli autonomi (+195mila). A sottolineare come i dati Istat siano in chiaroscuro è Adapt, ricordando che restano due grossi problemi: gli inattivi e l’occupazione femminile. La crescita mensile dell’occupazione, infatti, “è interamente determinata dagli uomini, mentre tra le donne si osserva una lieve flessione”. E sul fronte degli inattivi, Francesco Seghezzi, presidente di Adapt, sottolinea che “una parte rilevante della riduzione della disoccupazione si traduce in un’uscita dal mercato del lavoro”.