L’allarme di Bankitalia e Corte dei Conti: senza crescita non si va lontano

È la crescita il problema che zavorra il nostro Paese. Lo dicono Bankitalia e Corte dei Conti. Giorgetti però difende l'Austerity

L’allarme di Bankitalia e Corte dei Conti: senza crescita non si va lontano

È la crescita, o meglio la mancata crescita, il problema che zavorra il nostro Paese. Non lo dicono le opposizioni questa volta però. Ma lo certificano la Banca d’Italia e la Corte dei Conti. Avvalorando la tesi secondo cui il governo per riuscire a centrare l’obiettivo dei conti pubblici, che peraltro ha mancato con lo sforamento del deficit nel 2025, ha finito per strozzare la crescita. “La prudenza nella gestione dei conti pubblici e la volontà di rispettare il nuovo quadro di regole europeo sono state apprezzate sia dagli investitori sia dalle agenzie di rating. Da questi sviluppi possono trarre vantaggio anche le banche, le imprese e le famiglie, che beneficiano di un minore costo dell’indebitamento”, ha detto il capo del dipartimento Economia e statistica della Banca d’Italia, Andrea Brandolini, in audizione sul Dfp.

Che ha aggiunto un però. “Per quanto fondamentale, la prudenza nella gestione dei conti pubblici non sarà sufficiente, se non sarà accompagnata da un’azione di riforma che crei le condizioni favorevoli all’innovazione e alla crescita della produttività”, ha spiegato sottolineando che “servono politiche perché il Paese cresca di più di quanto fatto negli ultimi anni” e che “tassi di crescita sotto l’1% non possono risolvere la situazione del Paese”.

Dopo l’allarme di Bankitalia sulla crescita, quello della Corte dei Conti

Per quel che concerne le prospettive del rapporto debito/Pil il Dfp sembra descrivere con realismo un quadro che pare sensibilmente deteriorato, ha affermato la Corte dei Conti. Nel triennio 2025-27, “il quadro non sembrerebbe rassicurante” per la crescita dell’indicatore che è avvenuta “al di là del contributo ascrivibile al Superbonus che era sostanzialmente noto nella fase di elaborazione del Piano strutturale, per il determinante effetto della bassa crescita economica reale e nominale”. I magistrati contabili lanciano poi l’allarme sulla pressione fiscale. Ridurla libererebbe risorse in favore delle imprese e delle famiglie, hanno avvertito. L’Ufficio parlamentare di bilancio lancia l’allarme inflazione. Il caro energia non pesa allo stesso modo per tutti.

L’inflazione peserà sui più poveri

L’Upb mostra che l’effettiva perdita di potere d’acquisto dipenderà dalla composizione del paniere di ciascuna famiglia. Quelle con minore capacità di spesa destinano ad alimentari ed energia una quota molto più alta della media. Per questo, dice l’Upb, uno shock concentrato su energia e alimentari si traduce in una pressione più intensa sui bilanci delle famiglie più povere.

L’Istat respinge, con toni tecnici ma netti, la polemica sul decimale che ha tenuto l’Italia sopra il 3% di deficit sollevata in prima battuta da Giorgia Meloni. Il processo di validazione dei Conti di finanza pubblica prodotti dall’Istat da parte delle istituzioni comunitarie “segue modalità e tempistiche dettate dai regolamenti europei”. In particolare, la verifica dei conti di finanza pubblica viene effettuata con cadenza semestrale “sotto il coordinamento tecnico di Eurostat. In questo contesto, l’Istat, pur mantenendo un ruolo autonomo e indipendente come responsabile ultimo della qualità dei dati prodotti, svolge anche una funzione di coordinamento e di sintesi tra le diverse istituzioni nazionali coinvolte, a vario titolo, nella produzione dei dati di finanza pubblica (come la Banca d’Italia e il Ministero dell’Economia e delle Finanze)”, ha dichiarato il presidente dell’Istituto Francesco Maria Chelli.

Giorgetti si ostina a difendere l’Austerity

Nonostante l’allarme risuonato sulla crescita il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha continuato a difendere le scelte del governo improntate all’Austerity. “Ogni decisione che sarà assunta, in coerenza con l’obiettivo di garantire la sostenibilità del debito nel medio-lungo periodo, non potrà, tuttavia, comportare una rinuncia all’avanzo primario che abbiamo faticosamente ricostituito e che rappresenta un segnale importante dell’azione che ha contraddistinto il governo nella salvaguardia dei conti pubblici”, ha detto il titolare del Mef. Che spera sempre che l’Europa gli conceda maggiore flessibilità. Intanto Meloni ha messo sul tavolo un’altra ipotesi: utilizzare la flessibilità sui conti – già autorizzata dal Parlamento – per quel che riguarda le spese su Difesa e Sicurezza per il settore dell’energia. Si tratta di 3,7 miliardi. Giorgetti comunque, come Meloni, non esclude nessuna ipotesi, dallo scostamento all’attivazione della clausola di deroga nazionale al Patto di stabilità.