Sono ore di tensione in Parlamento dove le forze politiche si preparano a discutere la linea italiana davanti alla nuova ecalation che sta infiammando il Medio Oriente. Alla Camera è andata in scena una riunione della maggioranza per rifinire il testo della risoluzione che verrà votata dopo le comunicazioni dei ministri della Difesa, Guido Crosetto, e degli Esteri, Antonio Tajani.
Come da prassi, prima si terrà la discussione e la votazione a Montecitorio, poi toccherà a Palazzo Madama. Il documento, la cui bozza sta già circolando, mostra la strategia con cui il governo italiano intende muoversi davanti allo scontro militare scatenato dai raid di Donald Trump e Benjamin Netanyahu contro l’Iran che, a sua volta, sta rispondendo colpo su colpo con una strategia degna di una “guerra totale” che, come ormai appare chiaro, ha preso in contropiede l’intero occidente.
La risoluzione della maggioranza sulla guerra in Iran
Il documento, com’è facilmente intuibile, mira a rafforzare la protezione delle missioni italiane nell’area e di pari passo intende anche aumentare la capacità difensiva dei Paesi arabi che sono finiti nel bersaglio dell’Iran, con una strategia atta a causare il caos in Medio Oriente. Sostanzialmente la risoluzione intende fornire più sistemi di difesa aerea, strumenti antimissile e apparati di sorveglianza a tutela dei militari e delle infrastrutture strategiche dell’area.
Ma non solo. La risoluzione ipotizza anche la partecipazione dell’Italia allo sforzo europeo nel caso di attacchi missilistici o con droni da parte iraniana contro Paesi partner. E sul delicato capitolo delle basi militari statunitensi presenti in Italia la linea resta prudente, con la bozza che assicura che ogni eventuale utilizzo delle strutture per compiti offensivi dovrà restare dentro il quadro giuridico stabilito dagli accordi internazionali.
Meloni in radio: “Non siamo in guerra”
Quel che è certo è che mentre a Montecitorio si discuteva di strategie e sistemi antimissile, con le inevitabili divisioni tra forze di maggioranza e di opposizione, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha preferito parlare ai microfoni di RTL 102.5, per affermare che “l’Italia non è in guerra e non intende entrarci”.
La premier ha detto di guardare “con forte preoccupazione alla reazione iraniana”, che sta colpendo diversi Paesi della regione. Una dinamica che appare chiaro sta surriscaldando l’area, con un allargamento del conflitto che appare sempre più probabile e che aumenta l’incertezza.
Parlando delle basi americane in Italia, la premier ha chiarito che per il momento non è arrivata alcuna richiesta di utilizzo operativo e che se dovesse arrivare allora verrà presa in considerazione nelle sedi opportune. Intanto, però, l’Italia si prepara a sostenere i Paesi del Golfo con strumenti di difesa aerea che, spiega la leader, sono necessari “non solo perché sono nazioni amiche ma perché in quell’area ci sono decine di migliaia di italiani, e circa duemila militari che dobbiamo proteggere”.
Le opposizioni all’attacco: “Venga in Aula”
Ma il vero scontro politico si è acceso in Parlamento dove le opposizioni hanno fortemente criticato la premier rea, secondo loro, di aver deciso di disertare l’Aula. Dura la nota del Movimento 5 Stelle, firmata dai capigruppo M5S di Camera e Senato, Riccardo Ricciardi e Luca Pirondini, che hanno fatto notare che “stamattina Giorgia Meloni ha trovato il tempo per intervenire in radio, con una bella intervista senza contraddittorio, l’ennesima. Non ha trovato però il tempo per il Parlamento, cioè il luogo dove un presidente del Consiglio dovrebbe presentarsi quando c’è da parlare davvero al Paese”.
Un’assenza, secondo i pentastellati, che pesa perché “le conseguenze economiche della guerra dei suoi amici Trump e Netanyahu finiranno, come sempre, nelle tasche degli italiani” con l’aggravante, insistono, che dal governo non è arrivata “nemmeno una mezza parola di condanna per l’attacco unilaterale di Stati Uniti e Israele” dimostrando che “Meloni ancora una volta è perfettamente allineata a Washington”.
Ancora più diretto l’intervento di Nicola Fratoianni di Alleanza Verdi e Sinistra che in Aula, mentre infuriava il dibattito, ha invitato il ministro Crosetto a telefonare alla presidente del Consiglio per chiederle di presentarsi subito in Parlamento: “Ministro Crosetto prenda il telefono e chiami Giorgia Meloni, le dica di venire qui, è inaccettabile che non ci sia. Pensa che basti un’intervista alla radio o in tv senza contraddittorio? Le telefoni e veda se trova il tempo di venire in Parlamento”.