Sotto la pioggia di bombe che continua a cadere senza sosta su Teheran, cadono uno dopo l’altro i vertici della Repubblica islamica dell’Iran. L’ultima uccisione, secondo quanto riferiscono le forze armate israeliane (IDF), sarebbe Ali Larijani. Il politico, già Segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale dell’Iran, sarebbe stato colpito durante quella che l’IDF definisce come “un’operazione mirata” condotta nei pressi della capitale iraniana.
Un raid chirurgico che, sempre secondo l’IDF, sarebbe stato reso possibile da informazioni di intelligence estremamente precise. Al momento da Teheran non confermano l’uccisione di Larijani, ma il silenzio di quello che viene definito come “l’uomo chiave del regime” degli ayatollah sembra una conferma indiretta dell’accaduto
L’IDF colpisce al cuore il regime degli ayatollah: “Ucciso Larijani”
Secondo Israele, Larijani non era una figura qualunque ma un personaggio fondamentale per Teheran in quanto capace di tenere insieme i fili del regime, suddiviso tra religiosi e militari. Del resto il suo ruolo di segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale, nonché da sempre ritenuto estremamente ‘vicino’ alla defunta Guida Suprema Ali Khamenei, lo aveva portato a cucirsi addosso il ruolo di regista delle relazioni strategiche di Teheran.
E non solo. Sempre secondo le autorità israeliane avrebbe avuto un ruolo fondamentale nella gestione della sicurezza interna e nella repressione delle proteste che, come noto, hanno portato a stragi ancora difficili da quantificare. Un ruolo di spicco all’interno delle gerarchie di Teheran che si sarebbe addirittura ingigantito a seguito dell’uccisione di Ali Khamenei.
Proprio per questo, se davvero fosse stato eliminato, l’attacco avrebbe decapitato quello che, ad oggi, viene ritenuto come un pezzo da 90 dell’Iran.
Chi era davvero Larijani
Nato nel 1958 a Najaf, Larijani è cresciuto in una famiglia abbiente e che per tanti costituisce una vera dinastia politica capace di imporsi in Iran. Un intreccio di religione, potere e relazioni che a Teheran e dintorni non è un dettaglio, ma è la struttura stessa su cui si regge il sistema di potere della Repubblica islamica.
Da giovane si era disitinto per gli studi in matematica e informatica, poi crescendo ha conseguito un dottorato in filosofia occidentale con una tesi su Immanuel Kant. Dalla rivoluzione del 1979 ai Guardiani della rivoluzione, poi una lunga serie di incarichi istituzionali di peso – culminata fino a diventare il braccio destro di Ali Khamenei -, fino alla guida del Parlamento per ben tre mandati.
Negli ultimi anni era tornato al centro della scena politica in modo prepotente, tanto che ad agosto 2025 era stato nuovamente scelto per guidare il Consiglio di sicurezza nazionale. Un’assenza che, se confermata, costituirà un duro colpo alla struttura di potere dell’Iran.