Delmastro (e big di FdI in Piemonte) era in società con la figlia del prestanome del clan Senese. I 5 Stelle: “Subito il caso in commissione Antimafia”

Il sottosegretario ha lasciato la società dopo la condanna del padre della socia: "NOn sapevo fosse figlia di...": 5S: "Il caso in Antimafia"

Delmastro (e big di FdI in Piemonte) era in società con la figlia del prestanome del clan Senese. I 5 Stelle: “Subito il caso in commissione Antimafia”

Non bastava la condanna a 8 mesi per rivelazione di segreto d’ufficio sul caso Cospito. E nemmeno la festa di capodanno finita con il genero del suo caposcorta colpito da un proiettile vagante. E neppure le polemiche per quell’“intima gioia” nel vedere “non respirare”, nella nuova autovettura blindata, i detenuti al regime di 41-bis. Ora, nel cv del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro delle Vedove compare anche la voce “ex socio della 18enne Miriam Caroccia, figlia di Mauro Caroccia, prestanome del clan romano di Michele Senese, condannato in via definitiva dalla Cassazione a febbraio scorso per reati molto gravi e con aggravante mafiosa”.

La società con la famiglia prestanome del clan

A svelare l’incredibile storia, ieri, Alberto Nerazzini per Il Fatto Quotidiano, secondo il quale Delmastro, insieme a importanti esponenti di Fdi piemontese (Elena Chiorino, assessora e vicepresidente del Piemonte; Davide Eugenio Zappalà, consigliere regionale piemontese; Cristiano Franceschini, segretario provinciale di FdI e assessore al comune di Biella) era socio de “Le 5 forchette Srl”, al 50% di proprietà di Caroccia.

La rampolla nonostante la giovane età, viene nominata amministratrice e la sede della società è posta nel ristorante della famiglia Caroccia, a Roma. Quando la Cassazione rende effettive la condanna di Caroccia padre, prima Delmastro passa le sue quote della “5 forchette” a un’altra sua società, la G&G, che poi, due settimane fa, le vende definitivamente alla Caroccia figlia. Così come fanno gli altri esponenti di Fdi.

La toppa peggiore del buco di Delmastro

Ieri, travolto dalle polemiche Delmastro ha spiegato che si tratta di “una società con una ragazza non imputata, non indagata, che poi si scopre essere la figlia di…”. “Per il rigore etico e morale che mi contraddistingue su questa battaglia, nel momento in cui si scopre, mi sono tolto dalla società. Non c’è nulla da dire”, ha aggiunto il sottosegretario.

M5S: “Il caso subito in Commissione antimafia”

Una spiegazione che non ha smorzato le polemiche, anzi. Per gli esponenti M5S in commissione Antimafia “la risposta del sottosegretario è disarmante. Non è minimamente credibile che una ragazza di 18 anni agisca da sola come amministratore unico con il 50% delle quote di una società. È evidente che dietro di lei si muove il ben noto gruppo familiare”.

“Delmastro vuole dirci di essersi accorto solo dopo una sentenza definitiva che Miriam Caroccia è figlia di?”, aggiungono i pentastellati, per i quali “la vicenda giudiziaria dei Caroccia e del clan Senesi andava avanti da anni”. E concludono “il sottosegretario deve rispondere di questa vicenda in commissione Antimafia e per questo abbiamo già depositato una apposita richiesta. Gli elementi emersi, se confermati, configurerebbero una situazione di assoluta incompatibilità con il ruolo ricoperto da Delmastro all’interno del Ministero della Giustizia”.

“Perché la G&G di Delmastro non compare nella relazione semestrale sul conflitto di interessi dell’Antitrust?”

Ma non è tutto. Per il Pd, Delmastro deve “chiarire le ombre prima del referendum” e, “se confermato quanto riportato dal Fatto si deve dimettere subito”, dice Peppe Provenzano. I dem, inoltre, puntano il dito su un altro aspetto imbarazzante per Delmastro, ovvero “la palese violazione della legge sul conflitto di interessi”.

“La società G&G, costituita da Delmastro nel novembre 2025”, spiega Simona Bonafè, “non compare nell’ultima relazione semestrale sul conflitto di interessi dell’Antitrust di dicembre 2025. Un’assenza molto grave dal momento che la legge impone di comunicare entro venti giorni qualsiasi variazione patrimoniale dei componenti del Governo”.

“Delmastro non sembra averlo fatto”, sottolinea Bonafè, “Perché? Se confermata, la mancata comunicazione configurerebbe una violazione della normativa sul conflitto di interessi, con possibili conseguenze anche penali. Serve chiarezza immediata: Delmastro deve spiegare perché ha taciuto o, peggio, nascosto queste informazioni, impedendo di fatto agli organi preposti di effettuare correttamente i controlli sul conflitto di interessi”.

La goffa difesa di Bignami che diventa un autogol

“Francamente non ci trovo niente di sconcertante o di incredibile. Trovo invece più sconcertante e più incredibile che il capo della Procura di Trani (Renato Nitti, ndr) vada a fare un convegno con il presidente della Provincia di Trani (Bernardo Lodispoto, ndr)  che è indagato dalla Procura di Trani. Penso che tutto ciò sia un po’ più inquietante”, ha commentato invece il capogruppo Fdi, Galeazzo Bignami, nel tentativo di spostare l’attenzione dal sottosegretario. Peccato che la notizia sia falsa.

“Il procuratore Nitti, non parteciperà ad alcun convegno nel quale è prevista la partecipazione del presidente Lodisposto”, ha fatto sapere la procura, secondo la quale “nella stessa giornata e alla stessa ora in cui è previsto l’incontro a Margherita di Savoia (Bat) alla presenza di Lodispoto, il 20 marzo prossimo, è già programmata la partecipazione del procuratore Nitti ad altro evento ad Andria, assieme al magistrato Marco Gambardella, all’avvocato Valentina De Santis e all’ex magistrato Luigi De Magistris”.

Ennesimo motivo di imbarazzo per una maggioranza sempre più allo sbando.