Le Lettere

Buon voto a tutti

Cerco di capire il senso di questa riforma della magistratura, ma mi perdo. Che implica separare le carriere?
Alceste Banti
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Gentile lettore, in parole povere separare la magistratura inquirente da quella giudicante significa che il pm diventerebbe un avvocato dell’accusa, non più un giudice tenuto a valutare equamente gli indizi a favore e a sfavore dell’inquisito. Oggi il pm indaga per la Giustizia, per scoprire la Verità. Domani, se passa la riforma, indagherà per provare la colpevolezza dell’imputato e sarà quindi tentato di nascondere o sottostimare gli elementi a suo favore. Se poi l’imputato è un protegé del potere politico, quel pm, essendo un “sottoposto” del governo, indagherà davvero? Ponga che un ministro lo chiami e gli sussurri: “Carissimo, quel nostro assessore inquisito è nu bravo guaglione, non ha fatto niente di male”. In quel caso il pm avrà il coraggio di indagare a fondo? Comunque, ciò detto, le consiglio il mio metodo pragmatico che non sbaglia mai. Per non sapere né leggere né scrivere, seguo le menti più illuminate. L’indefesso collezionista di busti del Duce, La Russa, voterà Sì. Santanché, inquisita per frodi alle casse dello Stato, voterà Sì. E a sinistra? Anche lì ho studiato il profondo pensiero di Piero Fassino, detto “Er profumiere”, per una disavventura in un duty-free shop consegnata alle cronache, e di Pina Picierno, quella che a Bruxelles nel pieno delle stragi di bambini palestinesi riceveva coi tappeti rossi una lobby dell’estrema destra israeliana. Fassino e Picierno voteranno Sì. Capito? Buon referendum.