L'Editoriale

Partigiani della Costituzione

Il referendum segna una sconfitta della destra che fa chiarezza anche a sinistra: Pd, M5S e Avs, gli altri si sono messi fuori da soli

Partigiani della Costituzione

C’è voluta una nuova Resistenza contro la riforma dell’ingiustizia delle destre per difendere la Costituzione dall’attacco all’equilibrio dei poteri che avrebbe consegnato il Paese ad un’inevitabile deriva autoritaria. Una Resistenza alla quale anche questo giornale – i nostri lettori lo sanno bene – ha dato il suo contributo insieme ai 15 milioni di elettori, partigiani della Costituzione, che hanno reso possibile questo storico risultato.

Se la legge con cui l’esecutivo puntava a demolire il Consiglio superiore della magistratura era parte di un disegno complessivo – iniziato con l’abolizione dell’abuso d’ufficio, il bavaglio alla stampa sulle ordinanze cautelari e l’avviso preventivo d’arresto agli indagati – che sarebbe proseguito con la stretta sulle intercettazioni (parola di Nordio), sulla carcerazione preventiva e magari pure con la sottrazione della direzione della polizia giudiziaria ai pm (copyright Tajani), il No a larga maggioranza sul referendum suona come una bocciatura senza appello non solo della riforma del Csm, ma anche delle leggi passate e di quelle future annunciate da questo governo in tema di giustizia.

E’ stata una vittoria della logica e della verità contro la propaganda di una destra che ha trasformato la campagna referendaria in una crociata contro i magistrati nel tentativo di nascondere il vero obiettivo di questa riforma: regolare i conti con le toghe. E’ stata anche una vittoria che ha dimostrato come questa destra si possa battere. Ed è stata una vittoria che è servita anche a fare chiarezza sulla composizione del centrosinistra: la fotografia di Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni, è quella dell’unica coalizione possibile e alternativa alle destre.

Gli altri, i Calenda, i riformisti del Pd e i vari cespugli della politica italiana e Italia Viva, che ha scelto una posizione più ambigua (“Per due volte ho annunciato il voto di astensione del mio gruppo partendo da questo dato politico: siamo a favore della separazione delle carriere ma non siamo a favore di questo testo”, parola di Matteo Renzi in una recente lettera al Foglio), hanno deciso di giocare un’altra partita o di non giocarla affatto. La loro collocazione non è più in discussione. Hanno scelto da soli da che parte stare. E non è il centrosinistra.