E’ durata solo lo spazio di una mattina la pausa nel rialzo del prezzo del petrolio che, dopo essere sfumata l’ipotesi di una tregua immediata di 45 giorni fra Iran e Usa, ha ripreso a correre arrivando a superare i 115 dollari al barile per poi scendere di nuovo sotto i 110. In questo scenario appare irrilevante che il governo italiano abbia prorogato fino al 1 maggio il taglio delle accise via decreto, considerando che ai distributori i prezzi continuano a salire.
Vola il petrolio sopra i 115 dollari, schizzano i prezzi alla pompa
Le rilevazioni del Mimit dicono che ieri il prezzo medio dei carburanti in modalità ‘self service’ lungo la rete stradale nazionale è stato pari a 1,782 euro al litro per la benzina e 2,143 euro al litro per il gasolio. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 1,816 euro al litro per la benzina e 2,158 euro al litro per il gasolio. Si conferma la stangata carburanti sulla Pasqua degli italiani, con i listini alla pompa che in questi giorni di partenze e gite fuori porta hanno registrato ulteriori rialzi, ha denunciato il Codacons, sulla base dei dati regionali sempre del Mimit.
La stangata di Pasqua da 1,3 miliardi
“Numeri che, purtroppo, confermano le previsioni del Codacons circa la stangata sui rifornimenti che si è abbattuta sugli spostamenti di Pasqua degli italiani, e che è costata alle famiglie circa 1,3 miliardi di euro in più rispetto alle festività dello scorso anno”, ha commentato l’associazione dei consumatori. Contro il caro carburante “le eventuali misure nazionali non devono portare all’inflazione, a un aumento del deficit, ed è nostro compito come Commissione europea vigilare affinché ogni iniziativa presa dagli Stati membri sia coordinata”, ha dichiarato una portavoce di Bruxelles. “Ogni misura adottata dagli Stati membri per fronteggiare l’alto prezzo dei carburanti – ha detto – deve essere rigorosamente coordinata a livello europeo”.
La Ue frena sulla tassa sugli extraprofitti
E da Bruxelles arriva la frenata sulla possibilità di tassare gli extraprofitti. L’Italia si è mossa con altri quattro grandi Paesi Ue per chiedere con una lettera una nuova tassa europea sugli extraprofitti energetici. L’iniziativa, guidata dai ministri dell’Economia Giancarlo Giorgetti con i colleghi di Spagna, Germania, Austria e Portogallo, punta a ottenere dalla Commissione europea una risposta comune per contenere l’impatto del caro energia su famiglie e imprese. “Possiamo solo confermare di aver ricevuto la lettera”, ha dichiarato una portavoce della Commissione. “Attualmente la stiamo valutando e risponderemo a tempo debito. Riconosciamo che non siamo nella stessa situazione del 2022. Tuttavia, è importante tenere conto di quanto accaduto nel 2022 e trarne insegnamento, incluso il contributo di solidarietà temporaneo dell’Ue”, ha sottolineato.
L’allarme dell’Aie
Eppure l’Aie ritiene che l’attuale crisi di petrolio e gas, innescata dal blocco dello stretto di Hormuz, sia “più grave di quelle del 1973, 1979 e 2022 messe insieme”. Il mondo, ha affermato l’Aie, “non ha mai sperimentato un’interruzione dell’approvvigionamento energetico di tale portata”.