Orbán teme la sconfitta elettorale. Incassa l’endorsement di Vance e Trump, ma accusa le opposizioni e l’Ue di tentare di condizionare il voto

Orbán teme la sconfitta elettorale. Incassa l'endorsement di Vance e Trump, ma accusa le opposizioni e l'Ue di condizionare il voto

Orbán teme la sconfitta elettorale. Incassa l’endorsement di Vance e Trump, ma accusa le opposizioni e l’Ue di tentare di condizionare il voto

Prima l’endorsement per Viktor Orbán da parte del vicepresidente degli USA, J.D. Vance, poi quello, ancora più pesante, di Donald Trump, che lo definisce “un grande leader” e invita gli ungheresi a confermargli la leadership alle prossime elezioni. Sembra evidente che a Budapest sia in corso un forte tentativo di condizionare il voto da parte di Washington, che vede nel primo ministro ungherese un alleato fondamentale. Eppure, per Orbán ciò non è vero: anzi, a suo dire, le opposizioni starebbero dando vita a una cospirazione, con l’aiuto di non meglio identificati “servizi segreti stranieri”, per batterlo alle urne.

Quando mancano soltanto due giorni dalle elezioni parlamentari, con i sondaggi che lo danno in ritardo rispetto allo sfidante Péter Magyar, il primo ministro ungherese alza i toni in una campagna elettorale a dir poco tesa. Del resto, Orbán, al potere dal 2010 e candidato a un quinto mandato, pur di mantenere la poltrona è pronto a ribaltare la realtà, accusando i suoi “oppositori” di “cospirare con i servizi segreti stranieri” e di aver messo in atto un “tentativo organizzato di usare il caos, la pressione e la demonizzazione” del Paese sulla scena internazionale, “per contestare la decisione del popolo ungherese”.

Come affermato in un video da lui stesso pubblicato, in cui racconta i “successi” ottenuti durante il suo mandato, “ora c’è il pericolo di perdere tutto ciò che abbiamo costruito insieme. Oltre alle guerre che imperversano nel mondo, una crisi energetica e finanziaria bussa alle porte dell’Europa, dalla quale nemmeno l’Ungheria potrà rimanere esclusa. Inoltre, i nostri avversari non si fermano davanti a nulla per conquistare il potere (…) e minacciano con la violenza i nostri sostenitori”.

Orbán teme la sconfitta elettorale. Incassa l’endorsement di Vance e Trump, ma accusa le opposizioni e l’Ue di tentare di condizionare il voto

Lo stesso poi spiega che le opposizioni “gridano a brogli elettorali con accuse inventate, già prima delle elezioni” e si appresterebbero a organizzare “manifestazioni e disordini, prima ancora che siano stati conteggiati i vostri voti”. “Parliamo chiaro: si tratta di un tentativo organizzato di mettere in discussione la decisione del popolo ungherese attraverso il caos, le pressioni e la diffamazione internazionale”.

Difficile non notare come la narrazione del leader ungherese sia a dir poco insostenibile. Infatti, oggi Trump ha ribadito che “il premier ungherese Viktor Orbán è un leader forte. Il 12 aprile votate per lui. È un vero amico, un combattente e ha il mio totale sostegno”. Dichiarazioni che fanno seguito a quelle di J.D. Vance, che due giorni fa era a Budapest per parlare nel corso di un comizio elettorale, in cui ha sferzato l’UE chiedendo ai cittadini di “non ascoltare i burocrati di Bruxelles”, a suo dire schierata contro l’attuale primo ministro, invitandoli invece ad “ascoltare il vostro cuore, la vostra anima e la sovranità del popolo ungherese”.

Parole a cui ha risposto una portavoce della Commissione UE, che ha dichiarato all’ANSA, negando con forza le accuse di ingerenza avanzate dal vicepresidente americano: “In Europa, le elezioni non sono decise dalle Big Tech e dai loro algoritmi”.

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