L'Editoriale

Un’Europa e due misure

Cosa aspettarsi da un’Europa che dopo decine di pacchetti contro la Russia non è riuscita ad imporre mezza sanzione ad Israele?

Un’Europa e due misure

Non è bastato neppure un milione di firme raccolte in dieci diversi Paesi Ue per spingere Bruxelles a rivedere la sua posizione nei confronti di Israele e del governo criminale di Benjamin Netanyahu. Che non contento del mandato di cattura spiccato nei suoi confronti dalla Corte Penale Internazionale per il genocidio a Gaza, ha scatenato altre due guerre in Iran (con la complicità degli Stati Uniti) e in Libano.

Con tutte le conseguenze (economiche e non solo) del caso proprio per l’Europa. Eppure, l’accordo di associazione tra lo Stato di David e l’Ue non è in discussione. L’Alta rappresentante Ue (si fa per dire) per la Politica estera, Kaja Kallas, che ha già dato sfoggio di sé negando che Urss e Cina abbiano avuto un ruolo decisivo nella sconfitta del nazi-fascismo durante la II Guerra mondiale, spiega che al momento ci sono anche altre misure sul tavolo. E’ vero, per sospendere l’accordo servirebbe l’unanimità e che finora Germania e Italia in particolare si sono opposte ad ogni sanzione contro Israele. Ma è altrettanto vero che, complice il calo di consensi, il governo Meloni ha appena deciso di bloccare il rinnovo automatico del Memorandum tra Roma e Tel Aviv.

Coerenza vorrebbe quindi (ma con questo esecutivo il condizionale è d’obbligo) che, anche a livello europeo, il governo italiano rivedesse la sua posizione. E magari, isolando la Germania, si porterebbe a casa il risultato. Che invece Kallas sembra aver già escluso in partenza. Cosa aspettarsi del resto dalla ministra degli Esteri di un’Europa che dopo decine di pacchetti di misure contro la Russia non è riuscita ad imporre mezza sanzione ad Israele?