Mentre lo scandalo dei rider sottopagati si allarga alla Francia, con il quotidiano “Le Parisien” che ha rivelato la denuncia penale per “tratta di esseri umani” depositata da alcune associazioni contro Uber Eats e Deliveroo, il governo è in procinto di inserire nel decreto 1° Maggio una norma volta, nelle intenzioni, a rispondere (tardivamente) a quanto emerso dalle inchieste della Procura di Milano. Un’azione che ha permesso di censire oltre 40mila ciclofattorini gestiti da piattaforme accusate di caporalato.
Se le anticipazioni saranno confermate, però, tale risposta finirebbe col creare più problemi che soluzioni. Tanto che a bocciarla è stata finanche l’Ugl, uno dei sindacati più vicini all’esecutivo – da lì proviene il sottosegretario leghista al Lavoro Durigon – e firmatario di un contestatissimo Ccnl di categoria con Assodelivery. La previsione è introdurre l’obbligo per i rider di accedere alle piattaforme tramite Spid o carta d’identità elettronica (Cie). Una soluzione che, fa notare la Nidil Cgil, cozza contro quanto sancito dalla direttiva europea 2024/2831, la quale stabilisce diritti minimi per chi svolge un lavoro mediante piattaforme digitali nell’Ue e che l’Italia è chiamata a recepire entro fine anno. All’art. 59 dell’atto, difatti, è scritto che devono essere le piattaforme a garantire una “verifica affidabile” dell’identità delle persone che svolgono un lavoro tramite queste. Non il contrario. Un ribaltamento di responsabilità che, sempre per il sindacato, non impedirebbe il fenomeno delle identità affittate “che rimane tecnicamente possibile anche dopo un’autenticazione iniziale conforme”.
Insomma: tanto rumore per nulla. Per giunta, dal 2025 i principali servizi Spid erogati dai provider accreditati sono a pagamento: un’ulteriore beffa per questi lavoratori, che nel 65% dei casi operano con collaborazione occasionale e nel 35% con partita Iva (quelli che svolgono il maggior numero di consegne), venendo pagati con compensi inferiori fino all’81,6% rispetto ai parametri della contrattazione collettiva più rappresentativa. Ancora. Una significativa quota di ciclofattorini che, da Nord a Sud, ogni giorno vanno su e giù per le nostre città è formata da cittadini stranieri con permesso di soggiorno temporaneo. Siccome i provider Spid richiedono documenti di identità in corso di validità, con corrispondenza puntuale fra i dati anagrafici e quelli del richiedente, tale obbligo produrrebbe un effetto discriminatorio “tagliando fuori” i lavoratori in attesa di rinnovo del permesso. Il governo ora rifletta.