Passano le ore, ma negli Stati Uniti continua a tenere banco l’attentato sventato ai danni di Donald Trump durante una cena con i giornalisti. Quel che è certo è che l’azione dell’attentatore, conclusasi con il suo arresto e con il ferimento di un agente, avrebbe potuto trasformarsi in una strage, visto che all’evento era presente quasi tutto il governo americano. Un fatto, di per sé, molto insolito, poiché tali assembramenti vengono generalmente evitati per ragioni di sicurezza, oltre a circa 2600 giornalisti.
Questa mattina, parlando dell’attentato a CBS News con toni molto pacati, il tycoon ha dichiarato che “l’aggressore (Cole Tomas Allen, ndr) era un cristiano che poi si è radicalizzato ed è diventato anticristiano” e che sarebbe “una persona molto disturbata”. “Non ho avuto paura, so come va la vita: viviamo in un mondo di pazzi”, ha concluso Trump.
Il presidente americano ha anche collegato la sparatoria al movimento No Kings, nato negli Stati Uniti proprio per protestare contro le politiche autoritarie del tycoon. “Il motivo per cui esistono persone del genere è che esistono persone che rappresentano il movimento ‘No Kings’. Io non sono un re. Se fossi un re, non starei a trattare con voi”, ha affermato Trump.
Spari contro Trump alla cena con i giornalisti. Per il tycoon è tutta colpa del movimento “No Kings” e dei suoi oppositori
L’azione, come spiegano i media, è stata fulminea. Cole Tomas Allen, insegnante part-time di 31 anni, subito dopo l’inizio della cena ha fatto irruzione nel locale, eludendo i controlli di sicurezza, e ha sparato sei colpi d’arma da fuoco, uno dei quali ha colpito un agente della sicurezza. L’obiettivo, però, erano proprio Trump e gli altri esponenti dell’amministrazione statunitense.
Il movente di Cole, secondo il New York Post, sarebbe l’astio nei confronti dell’amministrazione Trump a causa del rifiuto di fornire aiuti militari all’Ucraina. Il sospetto deriva dal fatto che l’uomo ha spesso accusato il governo statunitense nei suoi oltre mille messaggi sui social, e le sue lamentele sembrano essersi intensificate man mano che il sostegno degli Stati Uniti all’Ucraina diminuiva, ha aggiunto il quotidiano. È atteso per oggi l’interrogatorio dell’uomo, che potrebbe però avvalersi della facoltà di non rispondere.