Per ora è soltanto un’indiscrezione, ma, se confermata, potrebbe avere ripercussioni pesanti sull’amministrazione Trump. Stando a quanto riporta The Atlantic, il vicepresidente degli Stati Uniti, J.D. Vance, in incontri a porte chiuse avrebbe più volte messo in discussione la descrizione fin troppo trionfalistica della guerra in Iran fornita dal Dipartimento della Difesa, guidato dal discusso Pete Hegseth.
Ma non è tutto. Nel mirino del numero due della Casa Bianca sarebbero finite anche le dichiarazioni del Pentagono che minimizzano il drastico esaurimento delle scorte missilistiche statunitensi, conseguenza proprio del conflitto contro il regime degli ayatollah e denunciato ampiamente dai media americani.
A rivelarlo a The Atlantic sarebbero stati due alti funzionari dell’amministrazione che hanno chiesto l’anonimato, probabilmente per timore di subire rappresaglie. Dubbi e preoccupazioni che Vance, sempre secondo queste fonti, avrebbe espresso durante colloqui riservati con il presidente Donald Trump.
Del resto, il vicepresidente teme che le conseguenze della penuria di munizioni potrebbero essere disastrose in vista di un ipotetico impegno a difesa di Taiwan da un’eventuale azione della Cina di Xi Jinping, del supporto alla Corea del Sud in caso di minaccia dalla Corea del Nord e, per non farsi mancare nulla, dell’Europa in caso di operazioni ostili da parte della Russia di Vladimir Putin.
Le preoccupazioni di Vance, conclude The Atlantic, sarebbero “personali” e “non rappresenterebbero un’accusa” nei confronti di Hegseth o del generale Dan Caine, capo di Stato Maggiore congiunto, ma sono il segno dei crescenti malumori all’interno dell’amministrazione Trump.