Stretto di Hormuz ancora bloccato, il mondo è ostaggio di Trump e di Khamenei

Stretto di Hormuz ancora bloccato, il mondo è ostaggio di Usa e Iran. Trump verso il rifiuto dell'ultima proposta di Khamenei

Stretto di Hormuz ancora bloccato, il mondo è ostaggio di Trump e di Khamenei

Lo Stretto di Hormuz è ancora chiuso a doppia mandata: tra il blocco iraniano e il controblocco statunitense, la questione del nucleare di Teheran resta aperta e permane uno stallo diplomatico tra Donald Trump e Mojtaba Khamenei che tiene il mondo con il fiato sospeso.

Insomma, la guerra degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran è formalmente appesa a una fragile tregua, in cui basta un minimo incidente per far ripiombare l’intero Medio Oriente nel conflitto. Uno scenario da incubo che, secondo Axios, sta frenando le decisioni del presidente americano, il quale oscilla tra l’ipotesi di nuovi bombardamenti per chiudere la partita e l’attesa che la pressione economica esercitata dagli USA spinga Teheran a negoziare sul programma nucleare.

Al momento, sempre secondo il portale statunitense, ci troviamo di fronte a una partita a scacchi, con uno stallo “dai contorni simili a una Guerra Fredda, tra sanzioni finanziarie, blocchi navali e negoziati ancora lontani, mentre resta alto il rischio di un’escalation militare”.

Stretto di Hormuz ancora bloccato, il mondo è ostaggio di Trump e di Khamenei

Di fronte a questa situazione, diversi funzionari americani citati da Axios affermano che a Washington cresce il timore che lo stallo si trasformi in “un conflitto congelato”: una condizione senza guerra aperta ma anche senza accordo, che obbligherebbe i militari americani a restare dispiegati per mesi nella regione, mentre lo Stretto di Hormuz continuerebbe a rimanere chiuso.

Si tratta di uno degli scenari ritenuti più probabili dagli esperti geopolitici, anche perché i costi della crisi potrebbero innescare una recessione economica globale, a causa dell’aumento incontrollato dei prezzi energetici. Senza contare i rischi, evidenziati dalle stesse fonti, per le prossime elezioni di midterm negli Stati Uniti.

Contrariamente a quanto si possa immaginare, i contatti tra Washington e Teheran, seppur mediati da Paesi terzi, non si sono mai realmente interrotti. Anzi, il regime degli ayatollah ha inviato ieri una bozza di accordo che prevederebbe la riapertura condivisa dello Stretto di Hormuz e lo stop ai combattimenti in Libano tra le forze di Benjamin Netanyahu e Hezbollah, per consentire un ritorno al tavolo delle trattative. In una seconda fase si potrebbe poi discutere della questione nucleare iraniana.

I piani di Trump

Al momento gli USA non hanno ancora risposto. Tuttavia, secondo la CNN, Donald Trump sarebbe orientato a respingere la proposta iraniana, ritenendo che l’intesa debba includere anche il programma nucleare.

A lasciare intendere che, a queste condizioni, la proposta sia irricevibile è il segretario di Stato Marco Rubio: “Non ho alcun dubbio che, se questo regime clericale radicale rimarrà al potere in Iran, prima o poi deciderà di dotarsi di un’arma nucleare. Dobbiamo garantire che qualsiasi accordo impedisca loro, in modo definitivo, di svilupparla”.

Rubio ha inoltre sottolineato che, se l’Iran intende mantenere il controllo di Hormuz imponendo pedaggi alle navi in transito, ciò non equivale a una reale riapertura dello stretto, definendo questa ipotesi “inaccettabile”.

Le accuse di Teheran

Da Teheran, però, arrivano smentite e accuse: gli Stati Uniti vengono definiti responsabili di “terrorismo”. Il vice portavoce presidenziale Seyyed Mehdi Tabatabai, rispondendo a Rubio, ha dichiarato: “Sanno che l’Iran vuole l’energia atomica solo per scopi pacifici. Non hanno problemi con un Iran nucleare, ma non possono tollerare un Iran indipendente”.

Duro anche il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baqaei, che afferma: “Il mondo oggi vede gli Stati Uniti e Israele come simboli del terrorismo di Stato”, aggiungendo che gli USA “dovrebbero essere condannati per pirateria” a causa del loro blocco navale nel Golfo.

Insomma, i toni restano molto duri e cresce il rischio di incidenti o di una decisione improvvisa da parte di Donald Trump che potrebbe riaccendere il conflitto in Medio Oriente.

Proprio per scongiurare questa eventualità, i Paesi arabi e il Pakistan stanno intensificando gli sforzi diplomatici per riportare le parti al dialogo, magari attraverso un nuovo round negoziale che potrebbe tenersi ancora una volta a Islamabad.