Il 17 aprile 2026, due autisti di autocisterne sotto contratto Unicef sono stati uccisi dal fuoco israeliano alla stazione di Mansoura, nel nord di Gaza. Altri due sono rimasti feriti. Le operazioni si svolgevano senza variazioni di percorso o procedura, ha attestato Unicef. Mansoura è l’unico punto di rifornimento per le autobotti della linea Mekorot che serve Gaza City. Dopo l’attacco Unicef ha sospeso le operazioni fino al ripristino della sicurezza, bloccando l’acqua a centinaia di migliaia di persone.
Non è un episodio isolato. MSF documenta, dall’ottobre 2023, la distruzione di 725 pozzi e 1.400 chilometri di tubature. Secondo Ocha, entro luglio 2025 l’89% dell’infrastruttura idrica era demolita o danneggiata. I relatori speciali Onu hanno scritto che Israele usa «la sete come arma per uccidere i palestinesi». Laureline Lasserre, responsabile Medici Senza Frontiere a Gaza, ha dichiarato il 28 aprile a The National: «È un problema creato bloccando le alternative».
Jad Isaac, direttore dell’Applied Research Institute–Jerusalem, ha definito la situazione «matrice di controllo»: «I palestinesi non hanno sovranità su un centimetro della propria terra, nemmeno sull’acqua. Tutto richiede l’approvazione israeliana». Zakariya Amayreh, del Norwegian Refugee Council, ha confermato che lubrificanti e ricambi per le pompe idriche «sono rarissimi». Israele ha respinto le accuse.
Dal 26 aprile la Global Sumud Flotilla — 59 imbarcazioni più Arctic Sunrise di Greenpeace — ha lasciato Augusta diretta verso le coste di Gaza via Grecia e Turchia, con arrivo previsto nelle prime settimane di maggio.
Al 22 aprile, secondo Ocha e il Ministero della Salute di Gaza, dall’annuncio del cessate il fuoco del 10 ottobre 2025 sono stati uccisi 786 palestinesi e feriti 2.217. La stazione di Mansoura rimane chiusa.