Una reazione era d’obbligo, ma che sia arrivata la protesta di Giorgia Meloni nei confronti di Israele per il fermo degli attivisti della Flotilla era tutt’altro che scontato. La condanna da parte della presidente del Consiglio segue infatti un netto cambio di rotta da parte del governo nei confronti di Israele e del suo premier Benjamin Netanyahu, come dimostrato anche dalla sospensione dell’accordo tra Roma e Tel Aviv.
La questione è quella dei 175 attivisti della Global Sumud Flotilla intercettati dalle motovedette israeliane a ovest di Creta, in acque internazionali. Gli attivisti sono stati fermati a 150 miglia nautiche da Creta e ben 600 dalla costa di Gaza. Tra di loro ci sono anche 24 attivisti italiani, come comunicato dal team legale della Flotilla.
Complessivamente sono state intercettate 22 imbarcazioni su un totale di 58 che partecipano alla missione. Gli italiani fermati, come detto, sono 24 su un totale di 57 partecipanti. E proprio in loro difesa si è schierata questa volta Meloni.
Israele ferma gli attivisti della Flotilla, la condanna di Meloni
In mattinata, con qualche ora di ritardo rispetto alla notizia dell’abbordaggio, è arrivata la nota di Palazzo Chigi nella quale si spiega che Meloni ha tenuta una riunione con altri esponenti del governo come Antonio Tajani, Guido Crosetto e Alfredo Mantovano sugli sviluppi della vicenda.
“In questo quadro – si legge nella nota di Chigi – il governo italiano condanna il sequestro delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, avvenuto ieri sera in acque internazionali al largo delle coste greche e chiede al governo d’Israele l’immediata liberazione di tutti gli italiani illegalmente fermati, il pieno rispetto del diritto internazionale e garanzie sull’incolumità fisica delle persone a bordo”.
Una presa di posizione netta e che non era comunque scontata ricordando come il governo sia stato timido in passato, anche in occasione della precedente missione della Flotilla, che le destre hanno aspramente criticato difendendo l’operato del governo israeliano. L’esecutivo, nella notta, ribadisce inoltre “il suo impegno per continuare a fornire aiuti umanitari a Gaza nel quadro della nostra cooperazione e nel rispetto del diritto internazionale”.
Ma per Israele tutto è lecito
Di fronte a quanto avvenuto, con un vero e proprio abbordaggio in acque internazionali, il governo israeliano tira dritto e continua a ritenere che tutto sia, di fatto, consentito. Per Tel Aviv, “la forza motrice dietro la provocazione della flottiglia è Hamas, in collaborazione con provocatori professionisti, con l’obiettivo di sabotare la transizione alla seconda fase del piano di pace di Trump”.
Il ministero degli Esteri israeliano, in una nota, rivendica quindi l’operazione: “Israele si impegna a garantire la libertà di navigazione. Dato l’elevato numero di imbarcazioni partecipanti alla flottiglia, il rischio di un’escalation e la necessità di prevenire la violazione di un blocco navale legale, si è reso necessario un intervento tempestivo, in conformità con il diritto internazionale”.