L’appello di oltre centoventi costituzionalisti contro la riforma elettorale delle destre

Oltre centoventi costituzionalisti scendono in campo contro la proposta di legge elettorale all’esame della Camera

L’appello di oltre centoventi costituzionalisti contro la riforma elettorale delle destre

Oltre centoventi costituzionalisti – e il numero è destinato a salire – scendono in campo contro la proposta di legge elettorale all’esame della Camera e lanciano un allarme che il governo Meloni non può liquidare come l’ennesima polemica delle opposizioni. Tra i firmatari figurano Enzo Cheli, Ugo De Siervo, Enrico Grosso, Gaetano Azzariti, Massimo Villone e Roberto Zaccaria. All’appello hanno aderito anche magistrati, giornalisti e avvocati.

L’appello di oltre centoventi costituzionalisti contro la riforma elettorale delle destre

Il giudizio è durissimo: la riforma presenta “rilevanti criticità” e nasce da un’impostazione “non conciliabile con i principi della democrazia rappresentativa”. Non si tratta, ricordano, di una legge qualsiasi. La legge elettorale definisce il rapporto tra cittadini e Parlamento, incide sull’eguaglianza del voto e sugli equilibri della forma di governo. Modificarla quasi alla vigilia delle elezioni, dopo una forte partecipazione referendaria, appare come una forzatura politica.

I nodi della proposta delle destre

Il primo nodo è il premio di maggioranza. La Consulta non ha escluso i meccanismi premiali, ma ha fissato condizioni precise: proporzionalità, soglia ragionevole di consenso e reale idoneità a garantire la governabilità. Qui, invece, il rischio denunciato è quello di un premio abnorme, capace di spingere la lista o la coalizione vincente verso il 60% dei seggi, alterando anche le maggioranze di garanzia previste dalla Costituzione.

Il secondo punto riguarda liste bloccate e pluricandidature. La proposta, invece di correggere i difetti dell’attuale sistema, li aggrava: consegna ancora una volta la scelta dei parlamentari alle segreterie di partito e riduce il rapporto tra elettori ed eletti a un passaggio quasi ornamentale. I 70 seggi premiali alla Camera e i 35 al Senato verrebbero assegnati prescindendo dall’esito del voto delle singole liste.

Il terzo profilo riguarda l’indicazione preventiva del candidato alla presidenza del Consiglio. Per i firmatari, questo punto contrasta con l’articolo 92 della Costituzione e con le prerogative del presidente della Repubblica nella nomina del governo. Sommato al premio e alle liste bloccate, produce un premierato di fatto: una prospettiva che il voto referendario sembrava avere archiviato.

Il senso politico dell’appello

Il senso politico dell’appello è chiaro. Il governo Meloni prova a rientrare dalla finestra con ciò che non è riuscito a imporre dalla porta: concentrare il potere, ridurre il Parlamento a cinghia di trasmissione e trasformare le elezioni in un plebiscito sul capo. Per questo i costituzionalisti parlano di proposta “gravemente lesiva” dei valori costituzionali e di “forzatura inaccettabile” delle regole democratiche. Un’accusa pesante, che la maggioranza non può ignorare.