Si è tenuto ieri il secondo round sulla legge elettorale della maggioranza. Oltre ai leader della coalizione, Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi, erano presenti anche gli esperti dei partiti che hanno elaborato la proposta che ora è all’esame della commissione Affari costituzionale della Camera. Presenti, tra gli altri, Giovanni Donzelli e Angelo Rossi per FdI, Alessandro Battilocchio e Stefano Benigni per Forza Italia e il ministro Roberto Calderoli per la Lega.
Destre in panne sulla legge elettorale. E adesso chiedono aiuto alle opposizioni
Sono tante le correzioni da apportare alla riforma, a partire dal premio di maggioranza su cui si sono concentrate le critiche dei costituzionalisti. Difficile però farlo in solitudine e soprattutto con le idee confuse che attraversano i partiti di maggioranza in rotta tra loro. E così le destre la buttano in caciara e decidono che la soluzione è avviare un dialogo con le opposizioni. La coalizione di centrodestra è “determinata” a proseguire il percorso su una nuova legge elettorale, con l’unico obiettivo di dotare l’Italia di una riforma che “garantisca governabilità e stabilità, per l’intera legislatura, a chiunque vinca le elezioni”. E’ quanto riferiscono fonti di maggioranza al termine del vertice.
“Con questo spirito, la maggioranza è pronta ad avviare il confronto con le opposizioni, per verificare se, come si auspica, vi sia convergenza sull’obiettivo della stabilità, o se piuttosto si preferiscano sistemi che, non garantendo un risultato chiaro, consentono di governare anche a chi non ha il consenso della maggioranza dei cittadini”. Nelle prossime ore, fanno sapere sempre dalla maggioranza, “i capigruppo alla Camera dei deputati del centrodestra contatteranno quelli dell’opposizione per avviare il tavolo di confronto”.
Le criticità
Nel testo del centrodestra il premio di maggioranza spetta a chi supera il 40% dei voti che così guadagna 70 seggi alla Camera e 35 al Senato. Un premio troppo alto, hanno denunciato le opposizioni in coro. E’ “abnorme e distorce la rappresentatività”, per Giuseppe Conte del M5S che taglia corto: “E’ una riforma da bocciare”. Duro anche Dario Parrini del Pd e vicepresidente della commissione Affari costituzionali del Senato, che vede nella norma un cavallo di troia per introdurre “surrettiziamente” la riforma del premierato, da tempo al palo.
In aggiunta oltre al premio di maggioranza ci sono i distinguo nella coalizione di governo su altri temi. Una fonte leghista ammette che sulla legge elettorale, a parte le “migliorie tecniche” necessarie, il nodo politico è sulle preferenze. La Lega, da sempre sostenitrice dei collegi uninominali, teme l’emendamento ipotizzato da FdI per ripristinarle, perché non è d’accordo. E storce il naso pure sulla proposta lanciata dal forzista Nazario Pagano di togliere il listino di coalizione attribuendo il premio in modo proporzionale. Così facendo – è il timore – si danneggiano i partiti più piccoli o in calo di consensi.
I dilemmi di Forza Italia
Il nodo più delicato è Forza Italia. Antonio Tajani assicura che non c’è alcuna frenata e rivendica la lealtà al patto di maggioranza. Ma gli azzurri si muovono su un crinale scivoloso. L’area romana vicina al segretario spinge sul testo già depositato, eliminando il ballottaggio e introducendo correttivi come un premio variabile, appunto. Dentro Forza Italia esiste però anche un’altra fazione, quella legata a Marina Berlusconi, che frena e che vuole decidere il destino del testo.
Gli azzurri aprono sul fine vita e irritano gli alleati
E che Forza Italia giochi a sparigliare le carte tra gli alleati lo dimostra pure la sua apertura sul fine vita. Anche se poi è tutto da vedere se si tratti di un’apertura concreta o fatta solo per irritare gli amici della Lega e di Fratelli d’Italia che vedono il tema – caro a Marina Berlusconi – come fumo negli occhi. Dopo mesi di letargo al Senato, Forza Italia chiede che si sblocchi l’iter incagliato dal 2024 nelle commissioni Giustizia e Sanità. L’opposizione coglie la palla al balzo. “FI voti insieme a noi la calendarizzazione in aula con una data certa”, è la sfida. Ma il rebus vero è sul “come” e quindi da quale testo ripartire. E qui le strade si dividono. Gli azzurri rilanciano il testo firmato dai due relatori, Pierantonio Zanettin di FI e Ignazio Zullo di FdI. Agli antipodi le opposizioni che puntano sul testo di Alfredo Bazoli del Pd. Fratelli d’Italia appare infastidita dall’attivismo di FI. La Lega per ora tace.