Albania, niente proroghe al protocollo sui migranti con l’Italia, si chiude nel 2030. I centri di Meloni & C. con la data di scadenza

Il ministro Hoxha: il protocollo Italia-Albania non sarà prorogato. M5S: "I Centri di Meloni da 'fun-zio-ne-ran-no' a 'chiu-de-ran-no'"

Albania, niente proroghe al protocollo sui migranti con l’Italia, si chiude nel 2030. I centri di Meloni & C. con la data di scadenza

Lo dice il ministro degli Esteri albanese Ferit Hoxha all’Euractiv, e lo dice in inglese perché il messaggio è diretto a Bruxelles più che a Roma: il protocollo sui migranti firmato tra Italia e Albania da Edi Rama con Giorgia Meloni il 6 novembre 2023 si chiude nel 2030 senza proroghe. «Non ci sarà alcuna estensione perché saremo membri dell’Unione europea», ha detto Hoxha. L’accordo dura cinque anni e a quella data Tirana punta a essere seduta al tavolo del Consiglio. Una volta dentro, i centri di Gjadër e Shëngjin smettono di essere territorio extraterritoriale: diventano suolo comunitario. Un Cpr italiano dentro l’Unione, su concessione di un altro Stato membro, sarebbe una contraddizione, è il senso del ragionamento.

La calendarizzazione è precisa. Il 17 novembre 2025 Tirana ha aperto tutti i 33 capitoli negoziali in tredici mesi, un record assoluto per i Balcani occidentali. La commissaria all’Allargamento Marta Kos indica la fine del 2027 come orizzonte per la chiusura tecnica del negoziato. Edi Rama ribadisce il 2030 a ogni conferenza intergovernativa. Tra la chiusura tecnica e l’adesione passano almeno due anni di ratifiche nei ventisette parlamenti: il margine coincide, a spanne, con la scadenza del protocollo. Hoxha sostanzialmente lo certifica: «Tutti hanno fatto lo stesso calcolo».

Una smentita travestita da rassicurazione

Roma ha letto la dichiarazione come un atto amichevole. Il ministro albanese ha avuto cura di precisare che Tirana è un partner affidabile, che «l’Italia aveva bisogno di aiuto, l’abbiamo aiutata». Solo che il messaggio politico ribalta il tono diplomatico: l’orizzonte del modello Albania è già scritto, e finisce entro il 2030. Da lì qualunque governo italiano provasse a estendere l’accordo dovrebbe chiederlo a uno Stato membro, con tutte le conseguenze giuridiche del caso.

La premier Giorgia Meloni ha venduto i centri come modello replicabile per l’Europa intera. Il 13 novembre 2025 ha firmato con Rama nuovi protocolli bilaterali. Il 23 aprile 2026 l’avvocato generale della Corte di Giustizia Ue Nicholas Emiliou ha giudicato l’impianto «compatibile con il diritto dell’Unione», a patto che siano rispettate le tutele individuali dei trattenuti. Il governo ha esultato. Hoxha, una settimana dopo, ha tirato il freno.

Restano aperti due fronti giudiziari pesanti: la Cassazione, che a giugno 2025 ha rimesso il protocollo alla Consulta, e il rinvio pregiudiziale della Corte d’appello di Roma del 22 ottobre 2025, che chiede a Lussemburgo se uno Stato membro abbia titolo a firmare un accordo bilaterale in materia di asilo.

Da ‘fun-zio-ne-ran-no’ a ‘chiu-de-ran-no’. L’annuncio del governo di Tirana di non voler rinnovare l’accordo con l’Italia sui centri per i migranti è la pietra tombale sul fallimentare quanto costosissimo spot albanese di Meloni”, attaccano i capigruppo M5S delle Commissioni Esteri e Politiche Ue di Senato e Camera, i senatori Alessandra Maiorino e Pietro Lorefice e i deputati Francesco Silvestri e Filippo Scerra. “Centinaia di milioni buttati via e centinaia di agenti sottratti al presidio delle città italiane per fare la guardia a poche decine di migranti – concludono -. Dopo essere stata scaricata perfino dall’Albania, Meloni chieda scusa agli italiani per questo flop e per aver ridotto l’Italia a una nazione-barzelletta che nessuno più rispetta”.

I numeri di un fallimento certificato

Intanto, i conti dell’operazione sono diventati materia da Corte dei conti. La relazione tecnica allegata alla legge di ratifica stimava costi complessivi attorno ai 653 milioni di euro in cinque anni. ActionAid il 5 dicembre 2025 ha depositato un esposto di sessanta pagine documentando affidamenti diretti e un contratto da 133 milioni ad una cooperativa mai formalmente firmato. La manovra 2026 stanzia altri 71,4 milioni sul triennio 2026-2028. Nel 2024, per cinque giorni effettivi di operatività, la Prefettura di Roma ha versato 570 mila euro.

Dall’apertura della seconda fase, l’11 aprile 2025, fino al 20 aprile 2026 sono transitati a Gjadër 527 stranieri, tutti già destinatari di provvedimenti di rimpatrio. Per oltre la metà i giudici non hanno convalidato il trattenimento. Quaranta sono rientrati per inidoneità sanitaria. Capienza operativa: 96 posti. Shëngjin in standby. L’intento dichiarato parlava di trentaseimila persone l’anno.

Hoxha quindi ha messo una data sopra un esperimento che a Tirana ha sempre convinto a metà, e che a Roma resta l’unica vetrina della stagione migratoria di questo governo. Sostanzialmente, il modello che Meloni voleva vendere all’Europa lo manda in pensione l’Europa stessa, attraverso la porta dell’allargamento.