Garlasco, spunta un altro soliloquio intercettato di Sempio: “È successo qualcosa alle 9 e mezza”. Per la Procura di Pavia svelerebbe l’orario dell’omicidio

Per i pm è un'altra prova contro Sempio. Intanto il Ris Trova l'Impronta 3 di Stasi sul dispenser di sapone di Chiara

Garlasco, spunta un altro soliloquio intercettato di Sempio: “È successo qualcosa alle 9 e mezza”. Per la Procura di Pavia svelerebbe l’orario dell’omicidio

Andrea Sempio “sembra riferirsi all’orario” in cui è stata uccisa Chiara Poggi il 13 agosto 2007 nel soliloquio intercettato l’8 febbraio 2017, due giorni prima di essere interrogato per la prima volta come indagato nell’inchiesta del 2016-2017 sul delitto di Garlasco. A sostenerlo la Procura di Pavia, che ha riportato l’intercettazione (riascoltata nel 2025) sia nell’informativa del Nucleo investigativo dei carabinieri, che nella memoria che i pm Civardi-De Stefano-Rizza hanno letto all’indagato la settimana scorsa, quando Sempio si era avvalso della facoltà di non rispondere.

“È successo qualcosa quel giorno (…) alle nove e mezza a casa”

In particolare, nell’intercettazione si sente il 38enne affermare: “È successo qualcosa quel giorno (incomprensibile)… era sempre lì a casa (incomprensibile)… io non so se lei ha detto che lavorava (incomprensibile)… però cazzo, oh (incomprensibile)… alle nove e mezza a casa“. La frase, intercettata dalle cimici in auto, è delle 17.43, poco dopo che Sempio aveva ricevuto la prima notifica per l’invito a comparire di due giorni dopo nell’indagine sul delitto, nata 9 anni fa poi archiviata, su richieste dal procuratore aggiunto Mario Venditti e dalla sostituta Giulia Pezzino, dal gip Fabio Lambertucci.

Intanto il Ris trova “l’Impronta 3” di Stasi sul dispenser

Ma novità sono arrivate anche dalle conclusioni dei periti del Ris di Roma, nella nuova consulenza tecnica “dattiloscopica” e sulle “impronte di calzatura” depositata agli atti dell’indagine su Sempio, richiesta dalla Procura di Pavia. Il Ris avrebbe infatti identificato un’altra traccia digitale di Alberto Stasi – la terza – sul “contenitore per sapone liquido” che era posto al bagno al piano terra della casa dove fu uccisa Chiara e che, secondo la condanna all’ex fidanzato, sarebbe stato lavato prima di riporlo sul lavello.

In particolare si tratta dell’impronta del “mignolo della mano destra” del 42enne condannato a 16 anni in via definitiva nel 2015 per l’omicidio. Gli esperti scrivono che “l’attività comparativa” ha restituito “esito positivo” con Stasi. È stata chiamata “Impronta 3″ e si somma alle due impronte dell’anulare, sempre della mano destra, già rilevate dal Ris di Parma nel 2007 e che, secondo la sentenza di condanna passata in giudicato, rappresenterebbe uno dei 7 elementi “gravi, precisi e concordanti” a suo carico,  visto che sullo stesso dispenser non è stato possibile individuare altre impronte digitali attribuibili, nonostante fossero presenti dei frammenti.

Quell’indagine su Garlasco rimasta segreta dal 2013

Infine si è scoperto che c’è stata un’altra indagine della Procura a Pavia sul delitto di Garlasco, rimasta segreta per 13 anni. Il fascicolo era stato aperto contro ignoti nel 2013 sulla base di una “denuncia-querela” presentata dalla “difesa del condannato” Stasi, in un’epoca in cui l’ex fidanzato di Chiara era ancora a piede libero e non aveva nemmeno affrontato il processo d’appello bis, quello della prima condanna.

La circostanza emerge dagli atti del fascicolo su Sempio all’interno di una memoria depositata dal procuratore aggiunto Civardi. Durante lo “sviluppo processuale” del caso Garlasco, scrivono i pm di Pavia, “presso questo stesso Ufficio sorgeva secondo procedimento”.

Viene indicato con il numero di registro 255/2013 e iscritto contro soggetti ignoti. Ne è stata chiesta l’archiviazione il 3 dicembre 2015, due settimane prima che la condanna a 16 anni per Stasi diventasse definitiva con la sentenza della Cassazione, con la motivazione che “per il delitto di omicidio di Poggi Chiara si procede già nell’ambito di un altro processo penale a carico di indagato noto”.

A “oggi – proseguiva la richiesta di archiviazione – non è emerso alcun elemento per ipotizzare ulteriori responsabilità a carico di terzi”. Richiesta di archiviazione che è stata accolta dal gip di Pavia quasi tre anni dopo, il 2 gennaio 2018.