Utili in continua crescita, con oltre sette miliardi nei primi cinque gruppi soltanto nei primi tre mesi dell’anno. Siamo di fronte a quella che si può definire come un’età d’oro delle banche italiane, che continuano a macinare profitti nonostante calino gli occupati e anche gli sportelli.
Sono questi i dati che emergono dall’analisi della Fondazione Fiba di First Cisl, secondo la quale ammontano a oltre 7 miliardi gli utili dei primi cinque gruppi a inizio anno, con una crescita del 3,3%. Lo studio considera i conti di Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Mps e Bper. Ad aumentare sono stati anche i proventi operativi (+3,7%), trainati soprattutto dalla crescita delle commissioni nette (+4%).
L’età dell’oro delle banche: crescono gli utili, ma scendono occupati e sportelli
I costi operativi sono invece sotto controllo, in lieve calo. Stabile (+0,1%) il costo del personale. Ma in confronto al primo trimestre del 2025 si registra una riduzione degli sportelli e degli occupati: le filiali sono 375 in meno (-3,1%), mentre i dipendenti sono scesi del 2,1%, pari a 4.729 unità in meno.
Il report sottolinea che il cost/income scende a un livello record del 37,3%, molto inferiore rispetto alla media dei principali competitor europei, stimata al 51%. L’analisi affronta poi il tema dello squilibrio nella distribuzione della ricchezza prodotta dal settore bancario: negli ultimi quattro anni il rapporto tra costo del lavoro e remunerazione degli azionisti (ovvero dividendi e buyback) si è invertito: nel 2022 il costo del lavoro rappresentava oltre il 150% rispetto alla remunerazione, nel 2025 si è invece ridotto a circa il 75%.
Mps apre a Generali
Sul fronte bancario, sempre aperta è la partita di Mps che ha rinnovato il board confermando Luigi Lovaglio alla guida dopo l’operazione con Mediobanca. Al centro dell’attenzione degli analisti ci sono le intenzioni sulle partecipazioni in Generali. Per Lovaglio è sempre un “nice to have”, qualcosa di “bello da avere”.
L’ad della banca senese afferma di non aver “neppure pensato” a uno scenario in cui sia possibile o logico vendere le partecipazioni nel Leone. Anzi, aggiunge che sarebbe “bello pensare anche a una forma di collaborazione operativa”. Una disponibilità che arriva dopo quella già emersa dal ceo di Generali, Philippe Donnet, sul fronte di una possibile partnership in vista della scadenza dell’accordo di bancassurance tra Mps e Axa nel 2027.