Alfonso Colucci, capogruppo M5S nella commissione Affari Costituzionali della Camera, il ministro degli Esteri albanese ha lasciato intendere che il Protocollo Italia-Albania potrebbe non essere rinnovato. Questa vicenda conferma la fragilità politica dell’accordo voluto da Meloni?
“Sì. Oggi anche l’Albania, per voce del suo ministro degli Esteri, certifica il fallimento del protocollo. Il ministro ha dichiarato che nel 2030, alla scadenza dei cinque anni, il protocollo verosimilmente non sarà rinnovato dal momento che l’Albania entrerà nell’Ue e non sarà più extraterritorio Ue. Sebbene Edi Rama si affretti a precisare che il protocollo durerà finché Roma vorrà, per non creare dispiaceri alla sua amica Giorgia. È il fallimento di un progetto che costa agli italiani circa un miliardo di euro, a fronte di pochissimi migranti trasferiti. Le procedure accelerate non sono attuabili alla luce dell’attuale diritto internazionale ed europeo. Anche la conversione in Cpr non funziona e produce enormi costi: i migranti vengono spostati dall’Italia in Albania e poi di nuovo in Italia per l’eventuale rimpatrio”.
Qual è il punto politico più grave: lo spreco di denaro pubblico, l’inefficacia sui flussi migratori o la propaganda costruita su un’intesa che nemmeno l’Albania considera poi così strategica?
“Sono aspetti che stanno insieme. Lo sperpero di denaro pubblico significa risorse sottratte agli italiani, alla sicurezza, alla scuola e ai trasporti. E questo è gravissimo in un momento in cui le persone fanno fatica ad arrivare a fine mese, con stipendi e salari che hanno perso oltre l’8% di potere d’acquisto. Il governo Meloni continua a mettere a carico dei cittadini le spese della propria propaganda elettorale, ma ora questa stessa propaganda le sta franando sotto i piedi: è un vaso ormai rotto”.
Il governo accusa il Superbonus di essere l’origine di ogni male, eppure ha speso molte risorse per i centri in Albania e ha portato avanti condoni e rottamazioni di ogni sorta.
“Il governo, non avendo argomenti, non trova niente di meglio che addossare la colpa all’esecutivo di sei anni fa. Il Superbonus era nato con un termine temporale: il presidente Conte lo ha amministrato per sei mesi, mentre per la gran parte è stato gestito dai governi Draghi e Meloni. Giorgia Meloni, la Lega e l’attuale maggioranza avevano promesso di conservarlo e perfino potenziarlo. Sono loro che si sono dimostrati incapaci di gestirlo e ne sono i veri responsabili”.
Insieme agli altri partiti di opposizione avete chiesto un’informativa urgente a Meloni. Che cosa dovrebbe venire a dire in Aula la premier?
“Giorgia Meloni dovrebbe venire in Aula a dichiarare che i centri, altro che ‘funzioneranno’, ma ‘chiuderanno’. Dovrebbe chiedere scusa per questo sperpero di denaro pubblico e per questa presa in giro, spiegando al Parlamento cosa intende fare per evitare che l’Italia spenda ancora risorse in centri fallimentari. Strutture che, peraltro, ho visitato personalmente, potendo constatare l’assoluto flop di quel progetto”.
C’è anche un tema di sicurezza interna. Voi denunciate che personale e risorse sono stati sottratti al presidio del territorio italiano per tenere in piedi centri quasi vuoti. È il paradosso della destra?
“Assolutamente sì. La destra promette sicurezza, ma non è riuscita ad attuare politiche efficaci per garantirla. Ci siamo trovati davanti a una sorta di ‘panpenalismo’: hanno pensato che introdurre decine di nuove fattispecie di reato potesse garantire maggiore sicurezza. Così non è stato. Le strade sono insicure e aumentano rapine, furti, scippi e violenze. Occorre ricostituire gli organici delle forze di polizia, carenti di migliaia di unità, presidiare il territorio e mettere in campo politiche sociali preventive. Il primo fattore di limitazione della criminalità sono proprio sane politiche sociali di prevenzione”.
C’è spazio per una verifica sul possibile danno erariale derivante dal protocollo Italia-Albania?
“Sì. Io stesso presentai un esposto alla Corte dei Conti per danno erariale in relazione ai primi trasferimenti di migranti. Parliamo degli enormi costi sostenuti dalle navi italiane per il trasporto dalle acque internazionali all’Albania, con il successivo rientro in Italia dopo la mancata convalida dei trattenimenti da parte dei giudici. Riteniamo quindi che ci siano i presupposti per il danno erariale. Terremo monitorata la situazione affinché non si producano ulteriori danni a carico dei cittadini italiani”.