Il flop dei salari anche nella Pa: in dieci anni persi quasi 8 punti di potere d’acquisto

L'aumento di salari non regge il passo con l'inflazione: negli ultimi dieci anni nella Pa persi quasi 8 punti di potere d'acquisto.

Il flop dei salari anche nella Pa: in dieci anni persi quasi 8 punti di potere d’acquisto

Le retribuzioni salgono, rivendica Giorgia Meloni. Le famiglie italiane recuperano il potere d’acquisto, afferma da mesi. E il governo continua a sostenere che il salario minimo non serve perché la contrattazione collettiva è sufficiente. Ma, come spesso accade quando si parla di lavoro, i dati smentiscono questa narrazione. Perché la crescita delle retribuzioni resta ancora ben al di sotto dell’inflazione, nonostante il leggero recupero degli ultimi anni (grazie solo alla frenata dei prezzi). E resta ancora più bassa proprio nella Pubblica amministrazione, ovvero laddove a intervenire è proprio lo Stato. E se neanche lo Stato riesce a garantire aumenti sufficienti dei salari, figuriamoci se la contrattazione può bastare da sola.

Il flop dei salari nella Pa: il report dell’Aran su retribuzioni e inflazione

Gli ultimi dati vengono forniti dall’Aran: le retribuzioni contrattuali monetarie dei dipendenti pubblici non dirigenti sono cresciute del 14,9% tra il 2016 e il 2025. Meno di quanto non sia avvenuto nel settore privato, con una crescita del 16,2%. Un aumento però insufficiente, perché non è stata recuperata l’inflazione registrata negli anni successivi alla pandemia. Il ritardo, sottolinea il rapporto dell’Aran, è superiore ai sette punti percentuali. Nello stesso periodo, infatti, l’inflazione è stata del 22,6%: nel caso dei dipendenti pubblici parliamo quindi di 7,7 punti di potere d’acquisto persi.

Dimostrazione del fallimento della contrattazione collettiva, persino quando dall’altra parte a negoziare c’è lo Stato. Anche il recupero del 2025, di cui spesso si vanta il governo, è poca cosa: +2,7% per le retribuzioni della Pa e +3% complessivo, con inflazione al +1,5%. E se pensiamo all’attuale crisi energetica, sembra evidente il rischio che il potere d’acquisto torni a scendere già quest’anno. Per quanto riguarda la Pa, nel decennio la crescita varia dal +17,7% delle Funzioni centrali al +13,4% delle Funzioni locali e Istruzione e Ricerca, mentre per la Sanità la crescita è stata del 15,7%. Resta, però, impietoso il raffronto con l’inflazione, con una “crescita nominale dei salari” inferiore rispetto al caro-prezzi.

Un discorso che vale tanto per il privato quanto per il pubblico, sempre a dimostrazione delle carenze che restano nel puntare tutto sulla contrattazione collettiva. Eppure il ministro per la Pa, Paolo Zangrillo, preferisce concentrarsi sui pochi aspetti positivi emersi dal rapporto, sostenendo che i dati mostrerebbero che la strategia del governo “sta producendo risultati concreti e misurabili”. Zangrillo si basa sull’aumento delle retribuzioni nel 2025, ma nulla dice sul mancato recupero del potere d’acquisto degli ultimi dieci anni.