Rivoluzione in vista nella Nato. Alla ministeriale Esteri in Svezia di ieri si è arrivati dopo l’annuncio della Germania con il suo ministro degli Esteri, Johann Wadephul, “ad assumersi le proprie responsabilità di leadership” in ambito Nato. “Come E3, stiamo coordinando attentamente i nostri sforzi per tracciare la rotta verso una Nato più forte, con una nuova ripartizione degli oneri in occasione del vertice di Ankara. L’Europa svolgerà un ruolo più importante nell’Alleanza”, ha confermato ieri Wadephul pubblicando una foto su X insieme alle controparti di Francia e Regno Unito.
Rivoluzione in vista nella Nato: Trump deluso, si fa avanti Berlino
Il segretario generale della Nato ha come al solito vestiti i panni dell’avvocato di Donald Trump. Un obiettivo prioritario sarà quello di “mantenere e rafforzare” il sostegno all’Ucraina nella sua lotta contro l’invasione russa e ciò comporta che gli aiuti finanziari e militari “siano distribuiti nel modo più equo possibile” tra gli alleati della Nato, ha detto Mark Rutte. Il “peso maggiore” al momento è sostenuto “da 6-7 alleati” e si deve quindi trovare un modo “più giusto”. “Gli Stati Uniti devono anche occuparsi del Medio Oriente, del Pacifico e dei nostri interessi qui in Europa. Nel tempo vedremo un graduale e strutturato spostamento degli Stati Uniti verso queste altre aree del mondo, tutte strettamente interconnesse. Non posso fornire cifre precise, perché si tratta in definitiva di una decisione Usa”, ha replicato Rutte a chi gli chiedeva del numero di truppe che saranno ritirate dagli Usa in Europa.
Rubio: il dislocamento delle truppe in Europa non è un’azione punitiva
“Rivedere il dislocamento delle truppe non è un’azione punitiva, è un processo che continuerà, in cooperazione con i nostri alleati”, ha detto da parte sua il segretario di Stato Usa Marco Rubio. “Siamo qui per gettare le basi di quello che, a mio avviso, sarà probabilmente uno dei vertici dei leader più importanti nella storia della Nato. Le opinioni del presidente, la delusione nei confronti di alcuni dei nostri alleati della Nato e della loro reazione alle nostre operazioni in Medio Oriente sono ben documentate. Si tratta di questioni che dovranno essere affrontate. Non saranno risolte né affrontate oggi. È un argomento che spetta ai leader discutere”, ha poi aggiunto Rubio.
“Avete visto l’annuncio del presidente riguardo alla Polonia e al dispiegamento delle truppe (5000 soldati, ndr). Detto questo, è ovvio che gli Stati Uniti continuano ad avere impegni globali che devono onorare in termini di dispiegamento delle forze armate. E questo ci impone costantemente di riesaminare dove schieriamo le truppe. Non si tratta di una misura punitiva. È semplicemente qualcosa in corso ed era già in atto prima di tutte queste recenti notizie”, ha detto Rubio.
L’Italia ha paura e mette le mani avanti
Si fa sentire anche l’Italia spaventata da un possibile disimpegno degli Usa nel Vecchio Continente. L’Italia sostiene con forza la Nato e vuole contribuire di più, anche aumentando la spesa per la difesa fino all’obiettivo del 5% del Pil, ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani.