Lesioni gravissime. È il reato ipotizzato nel fascicolo aperto ieri dalla procura di Torino sui violenti scontri che si sono verificati domenica pomeriggio nei pressi dello stadio, poco prima del derby della “Mole”, tra Torino e Juventus.
Perno dell’inchiesta il ferimento di un tifoso juventino, Marco Leonardo Bisoccu, colpito da un oggetto contundente e ricoverato con un grave trauma cranico. Gli investigatori stanno lavorando per ricostruire l’esatta dinamica degli scontri e individuare eventuali responsabilità.
Secondo le forze dell’ordine, sarebbe stato colpito al capo da una bottiglia lanciata da unno dei suoi compagni ultras. Per i tifosi, sarebbe stato invece raggiunto da un lacrimogeno lanciato ad altezza uomo.
L’ultras della Juventus grave in terapia intensiva
Il commercialista intanto è ricoverato in terapia intensiva alle Molinette di Torino. Qualora le sue condizioni dovessero aggravarsi, potrebbe cambiare anche la contestazione degli inquirenti. Intanto il bilancio dei tafferugli è di otto tifosi juventini arrestati dalla polizia: tre in flagranza e cinque in flagranza differita grazie alle immagini riprese dal drone della questura. Gli arrestati devono rispondere, a vario titolo, di resistenza a pubblico ufficiale, lancio di oggetti pericolosi e possesso di materiale pirotecnico. Negli scontri sono rimasti contusi anche sei agenti.
E riparte subito il coro (inutile) della politica
E, mentre gli inquirenti tentano di fare luce sui fatti, dalla politica si alzano le solite grida scandalizzate e si lanciano stantii allarmi rossi sul tifo violento che “tiene in ostaggio le società calcistiche”, fenomeno noto da un decennio abbondante, come raccontano i processi per l’infiltrazione della ‘Ndrangheta nella curva juventina o l’inchiesta “Doppia curva” sui traffici di droga, omicidi e bagarinaggio tra gli ultras di Inter e Milan. E si condannano episodi, come quello di ieri, quando il capitano juventino, Manuel Locatelli, è andato sotto la curva a interloquire con gli ultras (una scena simile a quella vista a Roma anni fa).
Si condanna, dicevamo, ma senza proporre alcuna soluzione. Solo frasi di circostanza. Perché quella del tifo violento è una realtà chiara a tutti, com’è altrettanto chiaro che nessuno ha interesse a combatterlo ed estirparlo, né i club, né la politica: perché per i primi, i tifosi sono fonte di lucro, per la seconda, un serbatoio di voti.
Abodi parla dell’ennesima “Brutta pagina per lo sport”
E così appaiono stantie le affermazioni del ministro dello Sport, Andrea Abodi, per il quale “quello di ieri non è sport, ma delinquenza e criminalità”. “Abbiamo bisogno di buoni esempi e la cronaca nazionale offre scenari raccapriccianti, c’è mancanza di rispetto assoluto e mancanza di rispetto per la vita”, ha aggiunto il ministro.
Che, come sempre accade, si è limitato a parlare dell’“ennesima pagina brutta, triste, drammatica, non del calcio ma della società, perché (e questa è la chiusa immancabile, ndr) il calcio con quei delinquenti non ha nulla a che vedere”.
“Sono cose che non dovrebbero accadere, abbiamo visto tanti morti, è incredibile che per una partita di calcio ci debbano essere degli scontri così violenti”, commenta un ispiratissimo Antonio Tajani, perché “Lo sport deve unire, poi ci può essere la rivalità tra i tifosi del Toro e della Juventus”. Parole ficcanti senza dubbio.
Il vertice del calcio condanna ma pensa alle elezioni…
Anche il presidente della Lega Serie A, Ezio Maria Simonelli, ha “fermamente condannato le violenze degli ultras per Torino-Juventus”. Ma Simonelli ha voluto fare un passo avanti, giungendo a interrogarsi sul rapporto tra club e tifosi: “Non ho mai capito la sudditanza psicologica che i club e i calciatori hanno nei confronti delle curve”, ha detto. Quesito complesso, e infatti non si è dato alcuna risposta… Quella arriverà al prossimo assalto, probabilmente. In compenso ha assicurato che non si giocheranno più derby nell’ultima giornata di campionato, Una vera rivoluzione… Del resto, ci penserà il nuovo presidente della Figc a trovare una soluzione, quando sarà eletto.
“Un film già visto”, commenta Malagò dal bordo piscina del circolo Canottieri Aniene
E, infatti, a margine della festa dell’Ussi al Circolo Canottieri Aniene di Roma, è intervenuto anche uno dei candidati alla presidenza della Federazione, Giovanni Malagò: “Il coro di critiche è unanime, mi sembra un film già visto. Anche per questo discorso determinato dalle condizioni che porrebbero parte delle tifoserie nel condizionare non può andare bene”, ha tuonato tra una tartina e uno champagnino. “Emergenza? Qui mi sembra che i fatti si ripetano”, ha sottolineato.
E così resta solo la rabbia degli agenti costretti a confrontarsi con i violenti
E allora restano le parole di chi quel tifo violento si trova a combatterlo materialmente. “Ancora una volta, quello che nel resto del mondo è uno spettacolo sportivo, qui si trasforma in guerriglia urbana in occasione del derby”, dice Luca Pantanella, segretario generale provinciale della Fsp polizia di Stato di Torino.
“Anche ieri le forze dell’ordine hanno dovuto registrare feriti tra i colleghi, ma soprattutto hanno pagato un tributo pesantissimo in termini di energie e risorse operative – aggiunge -. Abbiamo dovuto bruciare un capitale umano immenso, sottratto alla lotta alla criminalità quotidiana e alla tutela dei cittadini onesti. Parliamo di poliziotti che hanno effettuato 24 ore di servizio continuo, spingendosi allo stremo delle forze, pur di arginare il caos e assicurare alcuni di questi delinquenti alle patrie galere”.
“Questa deriva va stroncata con la massima durezza”, conclude Pantanella che però non sarà ascoltato da nessuno…