“Marco Ferdico mi disse che c’era la possibilità di prendere parte a questo omicidio. Non sapevo chi fosse Vittorio Boiocchi. Mi vennero promessi dei soldi e accettai”. È la confessione fatta ieri davanti alla Corte d’assise di Milano, di Daniel D’Alessandro, ritenuto il secondo dei killer dell’ex capo della Curva Nord dell’Inter, freddato fuori da casa sua il 29 ottobre 2022 prima di Inter-Sampdoria con 5 colpi di una Luger calibro 9X19.
“Non conoscendolo – ha raccontato il 31enne in videoconferenza dal carcere di Cagliari, – mi avevano detto qual era il punto e il suo cancello di casa. Ci è arrivato un messaggio dicendo che Boiocchi stava arrivando”. “C’è stato un momento di confusione – ha proseguito il suo racconto – perché ero sveglio da due giorni sotto effetto di cocaina” e ha aggiunto di aver preso lui la pistola da Pietro Andrea Simoncini (l’altro killer) dopo averlo visto “incerto”. E poi ha sparato. D’Alessandro ha infine riferito di essere stato pagato per l’omicidio in più tranche da Ferdico (uno dei capi della curva interista) con 15-16mila euro.
Confessa anche l’altro mandante, il pentito Beretta
Ma ieri ha confessato in aula anche l’altro mandante dell’omicidio, Andrea Beretta, pentito e ora collaboratore di giustizia. Dopo la morte di Boiocchi “ho ricevuto la telefonata che era successa l’azione, ho preso il telefono e l’ho messo nel microonde, sono partito per Pietralcina perché sono un fedele di Padre Pio”, ha riferito alla corte.
Beretta ha ricostruito le faide interne al tifo organizzato nerazzurro che hanno portato prima alla morte di Boiocchi e poi all’omicidio, il 4 settembre 2024, del ‘ndranghetista Antonio Bellocco (freddato proprio da Beretta).
“Sono finito in una spirale di violenza” quando nel mondo stadio si è passati dalla “fratellanza e l’amicizia” al “denaro e il potere”, ha detto. “Ho commesso azioni indicibili, era come se fossi entrato in guerra, ho fatto dei disastri allucinanti come un kamikaze”, ha proseguito l’ex capo ultras dicendo di essere arrivato a mettere “in pericolo sia me stesso che i miei familiari”.