Delmastro, i pm chiedono di acquisire le chat con Caroccia. Maggioranza è pronta a “scudare” anche l’ex sottosegretario

Le opposizioni: "Se non ha nulla da nascondere, consegni le chat". Il legale dei Caroccia "Nei messaggi parole inopportune, ma penalmente irrilevanti"

Delmastro, i pm chiedono di acquisire le chat con Caroccia. Maggioranza è pronta a “scudare” anche l’ex sottosegretario

“Se non ha nulla da nascondere, Andrea Delmastro faccia vedere le chat ai magistrati”. Poche parole. Un ragionamento lineare, firmato dal verde Angelo Bonelli, che inchioda la maggioranza di centrodestra alle sue responsabilità. Quella maggioranza che ieri si è detta compatta nel rifiutare alla Procura di Roma l’autorizzazione per acquisire i messaggi e le chat intercorsi tra l’ex sottosegretario di FdI (non iscritto sul registro degli indagati) e l’oggi detenuto Mauro Caroccia.

La richiesta di utilizzo delle conversazioni era arrivata martedì sera alla giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera. A presentarla i pm titolari dell’inchiesta su Caroccia, accusato di riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori.

I magistrati vogliono capire bene i rapporti tra i due.  Il parlamentare è stato socio della Srl “Le 5 Forchette”, proprietaria del ristorante specializzato in carne in zona Tuscolana, finito al centro degli approfondimenti investigativi. I pm stanno inoltre valutando se acquisire agli atti anche l’audizione resa martedì da Delmastro davanti alla commissione antimafia.

Ma il centrodestra blinda Delmastro. “Stessa logica di Mps”

Ma il centrodestra lo ha già deciso, invocando la continuità con la posizione adottata per la vicenda Mps, negherà l’accesso alla messaggistica del parlamentari. “La linea del centrodestra in Giunta – dicono fonti della maggioranza – seguirà quanto la Corte costituzionale ha chiaramente definito con la sentenza Renzi del 2023: la messaggistica è stata pianificata alla corrispondenza, la nostra intenzione è tutelare le prerogative dei parlamentari e rispettare la Costituzione”.

Blindato, quindi. Ufficialmente per difendere il principio. Ufficiosamente perché nessuno nel governo ha davvero voglia di vedere cosa si scrivevano un sottosegretario alla Giustizia e un prestanome del clan Senese.

Il cortocircuito

E qui sta il cortocircuito della vicenda: da una parte Delmastro che davanti all’Antimafia ha rivendicato la propria assoluta buonafede. Dall’altra la maggioranza che si accinge a impedire di acquisire gli strumenti più diretti per verificare quella stessa buonafede. Il problema è che le chat sono pericolose, perché smontano le narrazioni costruite ex post. Le conversazioni private raramente parlano il linguaggio delle audizioni difensive davanti alle commissioni parlamentari: non esistono le “leggerezze politiche”, le “prerogative parlamentari” o “i climi da inquisizione”…

Davanti all’Antimafia lui stesso due giorni fa si è dipinto come l’ingenua vittima di un sistema senza controlli (“Se solo avessi googolato il nome di Caroccia…”, ha detto), un’autodifesa basata sulla candida inconsapevolezza.

Adesso però, nel momento in cui qualcuno chiede di verificare concretamente quei rapporti attraverso le chat, la politica alza il muro. E inevitabilmente nasce la domanda di Bonelli, semplice, brutale, quasi infantile: se davvero non c’è nulla, perché impedire di leggerle?

Il legale dei Caroccia: “Nelle chat parole inopportune, ma non penalmente rilevanti”

Inoltre, le parole del legale dei Caroccia, Fabrizio Gallo, certo non aiutano la posizione di Delmastro e centrodestra: “In base agli elementi a mia conoscenza in quelle chat sono presenti discorsi e frasi inopportune per il ruolo che all’epoca rivestiva Delmastro ma che nulla hanno a che fare con la criminalità organizzata”, ha detto il difensore.

“Credo che il Parlamento non abbia alcun problema a dare il via libera all’utilizzo delle chat – aveva aggiunto il penalista -. In quei dialoghi, sempre in base a quanto è a mia conoscenza, non ci sono riferimenti ad attività illecite, al riciclaggio o a soldi del clan. Anzi quei dialoghi possono essere utili ad escludere che ci sia anche una minima somma relativa all’ipotesi accusatoria della Procura”. Una pia illusione, la sua.

Opposizioni all’attacco

E l’opposizione naturalmente affonda il coltello. “Se non vogliono mostrare le chat significa che nascondono qualcosa”, attacca Elisabetta Piccolotti. “Se Delmastro non ha nulla da temere, perché da sottosegretario alla Giustizia in carica non aveva capito nulla delle sue frequentazioni e dei suoi soci in affari, certamente non avrà motivo di chiedere che questa autorizzazione venga negata dalla sua maggioranza. Sui rapporti tra la politica e i clan che stanno imperversando nell’economia italiana serve la massima chiarezza”, puntualizzano i 5 Stelle.

“Meloni non aveva detto che non avrebbe coperto più nessuno? E allora che problema c’è ad acquisire le chat dell’ex sottosegretario e anche quelle del caso Mps?”, si chiede la dem Debora Serracchiani. Già, che male c’è…?